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La strada verso il ritorno al sistema proporzionale puro è ufficialmente aperta. Il Pd l’ha ordinato ed i pentastellati bruxellizzati hanno obbedito. Basta con le battaglie per il maggioritario, Beppe Britannia ha deciso di fare la ruota di scorta di Zingaretti e Renzi, dunque va bene così.

E il Pd, tornato all’arroganza di quando aveva il consenso, non nasconde neppure le motivazioni: è l’unico modo per fermare Salvini e le destre.

In realtà questo significa sopravvalutare gli avversari. Le destre si autosconfiggono nel momento in cui hanno deciso di riesumare il centrodestra nonostante il tanfo di cadavere, il botulino andato a male, le ricette ottocentesche che servono solo a far fuggire gli elettori. D’altronde, se ancora si riuscisse ad abbindolare il popolo, le ricette non funzionerebbero. Non è più il tempo dei padroni delle ferriere, Santanchè dovrebbe farsene una ragione. E se la sua attività editoriale non è un granché, forse qualche domanda dovrebbe porsela, la madama con il cappello yankee.

Così come qualche domanda dovrebbe farsela anche il sultano di Arcore, di fronte alla devastazione di quello che fu un partito di plastica ma con grande seguito.

Invece niente. Meloni vuole riesumare il cadavere, Salvini è pronto ad abbracciare il sultano e le sue ridicole truppe. Sul territorio il centrodestra prosegue a farsi del male con nomine imbarazzanti nei ruoli strategici, si apre agli avversari sperando di ottenere qualcosa di diverso dalle solite fregature.

Mentre a sinistra il bugiardissimo scalda i motori in vista della creazione dei suoi gruppi di pretoriani in Parlamento, primo nucleo del futuro ennesimo partito personale, con Maria Elena Etruria, varie ed eventuali. Se Renzi se ne va, nel Pd potrebbero tornare Bersani e D’Alema, il nuovo che avanza. Mentre Calenda e Richetti potranno farsi la loro formazione. Tanto, con il proporzionale, si può contare anche con percentuali ridottissime. E se si conta, si può essere determinanti, ricevendo in cambio ricchi premi e cotillon. Persino LeU rischia di avere un ruolo. Magari pure la Bonino. Avanti c’è posto sul carrozzone.

Già, ma il carrozzone non può prescindere dal Movimento 5 Stelle. Senza i pentastellati non si va da nessuna parte. Il compagno Fico è già a cassetta. Di Stefano non è certo un problema, dopo aver chiuso gli occhi e la bocca su Bibbiano. Ma Di Battista accetterà gli ordini di Beppe Britannia e spingerà il carrozzone del Pd e di Renzi? Oppure, in un atto di libertà e dignità, abbandonerà un movimento che si è svenduto ai tecnocrati di Bruxelles?

Se una quota consistente di pentastellati non seguisse il Britannia, il carrozzone non potrebbe governare. E si riaprirebbero i giochi per il carro funebre del centro destra. Dove si assisterebbe alla nascita dei partitini funghetti, finte liste civiche locali con l’opportunità di condizionare la coalizione. Non solo i resti di Forza Botulino ma nuove formazioni. Quella di Toti, innanzitutto. Ma forse anche un ritorno a casa dei Moderati dopo gli anni d’amore con il Pd. E poi tutti i partitini creati da chi non si sente valorizzato nelle formazioni in cui milita attualmente.

In tutto questo, ovviamente, il governo del Paese non ha la minima importanza. Solo una caccia a poltrone e strapuntini. Tanto la politica italiana, quella vera, si decide altrove.


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