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I mercati avevano appena finito di benedire il nascente governo rosso giallo (molto più Pd che 5 Stelle in economia) e subito Luigi Di Maio ha cambiato le carte in tavola, alzando il prezzo – e non di poco – per la svendita dell’anima grillina agli interessi internazionali dei globalisti.

Non è ancora chiaro il motivo dell’intervento del leader politico pentastellato.

Forse una profonda spaccatura interna tra Dibba, che non vuole il Pd ricordando che il Movimento nasce in totale contrapposizione con il partito di servizio dei poteri forti, e Fico che sogna piazzale Loreto in compagnia di LeU. Una spaccatura che potrebbe coinvolgere anche Casaleggio jr e lo stesso Beppe Grillo. Mentre molti parlamentari pentastellati protestano contro Di Maio per paura di un voto anticipato che li manderebbe a casa prematuramente.

In ogni caso la sortita di Di Maio pone seri problemi al Pd, e pure a Conte. Le espressioni del volto della pessima Paola De Micheli erano estremamente significative della rabbia provocata nel Pd. Ed i timori per una eventuale consultazione degli iscritti pentastellati sulla piattaforma Rousseau spaventa ulteriormente. Forse perché si tende a credere che il risultato sarà quello stabilito a tavolino da Casaleggio, o forse perché nel Pd si è consapevoli della profonda antipatia generata non solo tra i 5 Stelle ma nella stragrande maggioranza degli italiani.

Ma è possibile mandare in tv personaggi come De Micheli, come Marcucci e poi pretendere di provocare reazioni di simpatia? Renzi poteva anche essere odiato per le sue politiche, e lo era, poteva sembrare arrogante e presuntuoso, e lo era, ma non aveva quegli atteggiamenti insopportabili alla Moretti, alla Serracchiani. Possibile che dopo aver perso Bersani, che faceva tenerezza, il Pd non abbia trovato qualche esponente non antipatico da mandare in giro? Basterebbe un Del Rio, persino un Franceschini.

Per questo Di Maio può alzare il prezzo. Perché sa perfettamente che la sua base non sopporta l’idea di ritrovarsi a dover sostenere eventuali ministri come De Micheli. Dunque se non si possono cambiare le facce, che almeno il programma sia blindato. Oggettivamente i 20 punti sono difficili da digerire per il Pd globalista. Il No alle trivelle è un duro colpo, le politiche sociali sono un attacco diretto al precariato renziano, il rifiuto a smantellare i decreti sicurezza è una provocazione evidente oltre che un omaggio all’elettorato leghista.

Non a caso la speculazione finanziaria, che sostiene il Pd, ha subito reagito penalizzando la Borsa italiana e lo spread. Un avvertimento ma anche la dimostrazione di chiaro appoggio alle forze politiche anti italiane.

D’altronde Di Maio si è reso conto che Grillo è tornato ad essere quello del Britannia, amico dei poteri forti che hanno scelto Conte e non Di Maio. Ma un Movimento guidato da Conte, per conto di Micron e Merkel, non ha alcun futuro.


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