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Patrimonio dell’umanità Unesco. Una sorta di premio assegnato un po’ a tutto. Capolavori architettonici ed architetture di dubbia qualità, paesaggi incontaminati e territori scempiati da orrendi capannoni industriali, tutto va bene per chi assegna le etichette Unesco.

Così, in nome della difesa di un passato che andrebbe non solo conosciuto ma anche tutelato, si trasformano le abitazioni di interi paesi in negozietti che spacciano prodotti industriali di infimo livello. Paccottaglia per turisti di bocca buona.

Quei turisti che, arrivando in massa nei luoghi consigliati in quanto patrimonio dell’umanità, contribuiscono a rovinarli, a deturparli, a distruggerli.

D’altronde che senso ha questo premietto, al di là dell’incentivazione del turismo di massa? Ma la domanda vale a prescindere dal riconoscimento Unesco. Cosa rappresenta il Colosseo in una città lercia, priva di ogni rapporto con la propria storia, di ogni legame con la propria essenza?

Non è certo un problema solo romano o solo italiano. In nome del traffico di merci da agevolare ad ogni costo, il Belgio abbatte un simbolo del Medioevo, ma in fondo è la stessa cialtroneria che permette di far attraccare a Venezia le grandi navi da crociera. Che differenza c’è tra i talebani che distruggono le statue del Buddha per fanatismo religioso e chi distrugge le tracce del passato per accrescere i propri guadagni?

Città trasformate in Disneyland, in scenografia vuota per turisti. Con le popolazioni locali incentivate ad andarsene per far spazio alle attività commerciali legate al turismo. Perché, in realtà, delle popolazioni locali non frega niente a nessuno. Certo non alle agenzie dell’Onu. La storia e la cultura di ogni luogo sono strettamente connesse alle popolazioni che lo hanno abitato e trasformato. Nulla a che spartire con la mescolanza obbligatoria e politicamente corretta di genti che hanno cultura e storia differente.

L’architettura moresca dell’Andalusia è, appunto, moresca. Non è “fusion”. È una bellissima imposizione degli invasori, non è il frutto di un uomo nuovo mescolato. Poi lo stile è penetrato nella cultura spagnola come in quella mediterranea italiana. Ma come apporto di una cultura ben precisa, di un popolo consapevole di essere diverso.

È la diversità che crea capolavori, non la mescolanza e l’omogeneizzazione. All’Onu difendono qualsiasi biodiversità tranne quella umana. Ed il patrimonio dell’umanità Unesco assomiglia sempre di più ad una scusa non richiesta per la distruzione delle differenze in nome del consumismo globalizzato.


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