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Fine corsa. Matteo Salvini vuole andare al voto. La storia del governo giallo verde pare ormai arrivata alla conclusione. E la Lega è pronta ad allearsi con la Sorella della Garbatella e, magari, con Toti che non avrà tempo per lanciare un nuovo partito. Manca il via libera di Mattarella e non è proprio una questione da poco, considerando che lo scioglimento delle Camere è una prerogativa del presidente.

D’altronde era da tempo che il rapporto con il Movimento 5 Stelle si era incrinato. Non per colpa di Di Maio, che ha sempre dimostrato estrema lealtà e correttezza. E va anche ricordato il comportamento esemplare dei pentastellati nel negare l’autorizzazione a procedere contro Salvini, non proprio una scelta facile per i grillini benché fosse chiaro l’intento persecutorio del magistrato.

E non è certo stata la vicenda Tav a provocare la rottura. Solo un alibi, non la realtà. La realtà era quella dei no all’autonomia, un nodo cruciale per la Lega; dei no alla flat tax, anche se Di Battista aveva aperto in extremis proprio su questo tema; dei ritardi nella riforma della giustizia che riformava solo aspetti di poco conto; della pessima gestione della Difesa da parte di una modestissima Trenta.

Tutto vero. Ma non andrebbero dimenticate le pessime figure inanellate dai leghisti. A partire dallo scarso ministro dell’Istruzione per continuare con le vicende giudiziarie che hanno riguardato esponenti di primo piano e che non sembrano montature giudiziarie.

Come non andrebbero dimenticate le tante riforme avviate, da Quota 100 al Decreto dignità per finire con il reddito di cittadinanza.

Il voto, poi, non è mai una certezza, come dimostra la parabola renziana. Ma anche se le urne confermassero il successo nei sondaggi di Salvini e Meloni, cosa resterebbe di ciò che è stato avviato?

Meno giustizia sociale? Minori tutele per i lavoratori? Mano libera ai predatori?

Quanto agli avversari, sarà interessante verificare chi sarà il campione per il Pd: il noioso Zingaretti o il bugiardissimo Renzi? E il Pd resterà unito o si spaccherà con una parte destinata ad allearsi a Forza Botulino o Altra Italia ed un fronte sinistro alla ricerca di unità con le frange irrilevanti dell’antagonismo?

Probabile che il Movimento 5 Stelle si affidi a Di Battista, molto più convincente come capo popolo in un momento di grave difficoltà per i pentastellati.

Non saranno mesi facili, anni facili. Il governo giallo verde ha avuto l’enorme merito di aver bloccato le violenze degli antagonisti. Il voto congiunto di Lega e 5 Stelle contro lo sgombero di CasaPound, nonostante le insistenze della sinistra d’antan, era la dimostrazione di un tentativo di pacificazione del Paese. Il possibile successo di Lega e Fdi porterà a proteste, manifestazioni anche violente per scatenare la repressione. Ed i media saranno tutti contro il governo che fermerà i teppisti. Senza che l’esecutivo verde nero abbia gli strumenti per contrastare il pensiero unico obbligatorio.


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