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Alla famiglia sarà tolto dall’iniziativa sociale il bisogno fastidioso di nutrire e allevare i bambini… Accanto alla tecnica la pedagogia formerà psicologicamente nuove generazioni e formerà l’opinione pubblica.

Non è il testo di una intercettazione di Bibbiano ma una dichiarazione di Trockij. Erano i primi anni della rivoluzione russa e l’idea di togliere i figli alle famiglie per affidarli ai Soviet era condivisa da molti.

Lo ricorda Gian Piero Piretto nel suo ottimo volume “Quando c’era l’Urss. 70 anni di storia culturale sovietica” (Raffaello Cortina Editore, oltre 600 pagine per 39 euro), meritatamente finalista al premio Acqui Storia.

Un’opera imponente, precisa, accompagnata da un ricchissimo apparato iconografico, con illustrazioni, fotografie, manifesti, quadri. E che ha il grandissimo e ancor più raro pregio di non prendere posizione ma di raccontare con dovizia di particolari.

Il libro è ampiamente consigliato ai politici italiani di ogni schieramento affinché capiscano come si conquista il potere e come lo si conserva. Non soltanto con le “purghe” e lo sterminio degli oppositori, ma anche con la capacità di gestire le menzogne. Basti pensare all’affascinante Palazzo dei Soviet che non sarà mai costruito ma che compariva addirittura nei film, diventando vero benché inesistente. O la realizzazione dei parchi della cultura che, in fondo, anticipavano Disneyland con l’effige di Stalin al posto di Topolino.

È la costruzione di Stalinland, un Paese inesistente ma creduto vero da coloro che ci vivevano. Facendo la fame in coabitazione ma convinti di far parte di un’altra realtà. L’ordine, per gli intellettuali, era di raccontare la realtà sovietica non qual era ma come sarebbe diventata. E la speranza nel futuro radioso faceva ignorare la tristezza del presente.

Se con Lenin si era dato ampio spazio alle avanguardie culturali, con Stalin gli intellettuali vengono utilizzati per tornare alla normalità. Dal libero amore alla famiglia tradizionale, con divieto di divorzio, aborto, omosessualità. La normalità e l’obbligo di essere felici.

Tutto diventava spettacolo, comprese le purghe, le deportazioni, le fucilazioni. Si costruiva una meravigliosa metropolitana e venivano dimenticate le carenze di cibo e di case. Ma la metropolitana esisteva davvero, era davvero bellissima e realizzata in tempi record. Perché si può mentire sempre, ma ogni tanto qualche risultato vero bisogna pur ottenerlo. Forse non è questo il problema principale per i politici italiani, forse il loro problema è riuscire a leggere 600 pagine comprendendone almeno la metà.


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