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Bastano 9 voti di scarto per guidare l’Europa? Urusula von der Leyen ci proverà ma sin da subito non è chiaro chi rappresenti realmente.

Ha ottenuto l’appoggio di Popolari, socialisti, Macron, Movimento 5 Stelle e conservatori polacchi che hanno tradito il loro gruppo di appartenenza in cambio della promessa di una poltrona.

Dunque il duro e puro sultano di Arcore ha votato insieme agli uomini di Zingaretti e di Di Maio: non era proprio questo l’impegno che aveva preso, ma ovviamente se ne sarà dimenticato. Ovviamente ciascuno ha cercato di ricavare dal voto i maggiori vantaggi possibili, in una sorta di mercato delle vacche di scarsa qualità e di ancor minore dignità.

Ma questo rientra nella logica delle cose.

Non rientra nella stessa logica l’errore tattico di von Leyen che, nel discorso prima del voto, ha di fatto rinunciato al possibile appoggio della Lega per cercare il sostegno dei Verdi che non è arrivato. Perché non bastano quattro slogan gretini per convincere gli ambientalisti veri sulle intenzioni di cambiamento di una Commissione europea al servizio della speculazione internazionale. Invece è stata sufficiente l’ipotesi di un salario minimo europeo (senza la benché minima indicazione concreta) per convincere i pentastellati italiani.

I problemi, però, cominciano adesso. Perché, di fatto, non esiste una reale maggioranza. I Verdi sono fuori e sono fuori i populisti; sono fuori anche i conservatori alla Meloni. E gli altri gruppi sono divisi al proprio interno. Allo stesso modo perde forza l’asse francotedesco, con la Germania alle prese non solo con i problemi di salute di Angela Merkel ma soprattutto con la pericolosa situazione dei conti di Deutsche Bank, e con la Francia guidata da un Macron senza consenso interno e fischiato pure alla sfilata del 14 luglio.

Poi, da mercato delle vacche di basso livello, potrà magari bastare una poltrona in più, un incarico di finto prestigio, un aiutino alla famiglia e le liti si ricomporranno, le alleanze si rinsalderanno. Ed al Foro Boario di Bruxelles sarà di nuovo festa.


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