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Esistono delle vere emergenze, in Italia, che vengono troppo spesso ignorate, trascurate. Non banalità come la disoccupazione (in calo) o come lo sfruttamento dei lavoratori (in aumento). Non la delinquenza, lo spaccio di droga, la violenza.

A Treviso il Pd ha denunciato la vera emergenza, con il pieno sostegno dell’informazione democratica: una bandiera veneta sulla barca della protezione civile in occasione di una festa sul fiume!

Di fronte ad una simile calamità è stato inevitabile un appello al prefetto affinché intervenga. L’attacco alla democrazia ed al pensiero unico obbligatorio è ancor più grave poiché non è stata utilizzata la bandiera veneta che tutti conoscono, bensì una antica con il Leone su sfondo blu. Forse non basta il prefetto, deve intervenire la magistratura, magari il giudice tifoso del capitano Carola. E se non basta, l’Unione europea, l’Onu, la NATO. Bisogna bombardare le imbarcazioni con un simile vessillo. Soprattutto se ad indossarlo, come foulard, è addirittura l’assessore (neppure leghista).

Ma se a Treviso media e Pd hanno individuato la vera emergenza planetaria, non è che altrove si dorma. I simboli del passato vengono requisiti, trasformati in rischi per la democrazia, per la sopravvivenza del Pianeta. Meno male che esiste la vigilanza democratica. Che ha ignorato la vicenda dei bambini sottratti alle famiglie con l’inganno in Emilia, che ha ignorato le violenze subite dai fanciulli, ma che è sempre pronta a scendere in piazza se qualcuno osa mettere a rischio il futuro appendendo al muro di casa propria il ritratto di Giulio Cesare o di Napoleone.

Perché da Napoleone alla bandiera del proprio territorio il passo è breve. Si comincia a guardare con occhio benevolo Eugenio di Savoia e ci si ritrova a sventolare su una barca il vessillo con il Leone di San Marco. Magari anche alle Olimpiadi invernali, nelle gare previste a Cortina e dintorni. È come se alle Olimpiadi di Torino del 2006 qualcuno avesse osato esporre bandiere occitane. Inaccettabile, per il Pd veneto. Peccato, per loro e per i giornali allineati, che ai Giochi torinesi la bandiera dell’Occitania ci fosse e pure i comunicati in lingua occitana.

E se la mafia nigeriana si offende? E se uno scafista ci rimane male? È evidente che urgono le dimissioni non solo dell’assessore ma anche del sindaco di Treviso. Ed anche del governatore Zaia. E pure del governo giallo verde.

In attesa di un inevitabile cambio di nome a quella regione del Nord Est ed a quella città lagunare. Perché Venezia è simbolo di oppressione ed il Veneto è complice. Pdland andrà benissimo.


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