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Il presunto scoop americano sui soldi russi alla Lega non aggiunge granché a quanto già raccontato nei mesi scorsi dall’Espresso. Cioè il nulla assoluto ma condito da indiscrezioni senza fondamento.

D’altronde si è visto come sono finite, proprio negli Usa, le accuse sui rapporti tra Trump e Putin. Però la nuova vicenda è servita a dimostrare, ancora una volta, il disastro leghista sul fronte dell’informazione giornalistica.

Che è qualcosa di diverso e di più complesso rispetto ai selfie ed ai filmati sui social. Abituati, per anni, ad essere ignorato dai media o ad essere sbeffeggiati da giornalisti schierati sul fronte opposto, ai leghisti arrivati al potere non è sembrato vero poter rilasciare interviste al Corriere od alla Stampa. Nella stupida convinzione di aver obbligato giornali e giornalisti ad allinearsi con il nuovo corso, con il cambiamento dichiarato dal governo.

Invece no. Le interviste ai leader leghisti sono servite per garantire una boccata d’ossigeno a quotidiani in caduta libera, senza più lettori. Sono servite a portare telespettatori a reti tv costrette a registrare cali sensibili di pubblico reale (ormai ci si confronta solo sulle percentuali, non sui numeri assoluti).

Ma appena incassati i benefici dell’intervista, della dichiarazione, della comparsata, i media hanno ripreso a sparare sulla Lega. Per gli errori commessi ed anche per quelli creati ad arte. Ora Salvini minaccia querele per gli articoli sui rapporti con la Russia. E, considerando l’efficienza della giustizia italiana, le eventuali condanne, molto eventuali, arriveranno quando la Lega non esisterà più e nemmeno Putin.

Basterebbe, invece, rinunciare agli orgasmi provocati dalla lettura delle proprie dichiarazioni su giornali che trattano i leghisti come parenti un po’ scemi con cui bisogna convivere per qualche tempo. Basterebbe una comunicazione limitata alle note ufficiali senza la rincorsa ad ottenere la foto in prima pagina a prescindere dal contesto. Basterebbe superare quel provincialismo che caratterizza troppi amministratori locali.

Costringendo, in questo modo, i media alla correttezza. Non a schierarsi al proprio fianco, non a condividere, ma semplicemente a non inventare polemiche sul nulla. Costringere all’informazione rinunciando alla faziosità. Oppure lasciando la libertà di essere faziosi e bugiardi, ma senza l’avvallo di interviste ufficiali al Capitano ed alle sue truppe.

Ovviamente non succederà.


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