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Prima annunciano che la produzione industriale italiana calerà, se non precipiterà. Poi, di fronte alla crescita registrata a maggio (+0,9%), non fanno autocritica ma rilevano che il resto d’Europa è cresciuto di più (dimenticando che, nel resto d’Europa, è cresciuta di più anche l’inflazione).

Senza un briciolo di decenza. La banda anti italiana Boccia-De Micheli-Sistino Lumaconi-Lollobrigida questa volta cambia formazione e manda avanti Zingaretti, Gelmini e persino il redivivo Lupi.

Certo è difficile mantenere un briciolo di credibilità dopo aver annunciato una procedura d’infrazione che non c’è stata, un crollo dell’occupazione che è invece aumentata, un incremento della disoccupazione che è calata ed un calo della produzione industriale che è aumentata, seppur di poco. D’altronde era evidente per tutti, tranne che per gli anti italiani, che un aumento dell’occupazione, per di più a tempo indeterminato, avrebbe portato ad una crescita, più limitata, della produzione industriale.

Perché limitata? Perché i predatori che piacciono alla banda Boccia sono anche disposti ad assumere, per sostituire chi va in pensione con Quota 100, ma con salari da fame. Dunque i consumi di prodotti italiani, più costosi, non possono aumentare a dismisura. Con 700/800 euro di retribuzione mensile non si acquista molto di più del minimo indispensabile per sopravvivere.

Ovviamente l’Italia non è uscita dalla crisi. E non ne uscirà mai sino a quando gli industriali si sceglieranno leader come Boccia. O sino a quando i politici del cambiamento non avranno il coraggio di gridare che il re è nudo e che il presidente di Confindustria ha torto persino le rare volte in cui ha ragione. Ci ha provato persino il presidente di Confindustria Piemonte ad invitare i colleghi ad essere meno vigliacchi e ad investire di più. Non si può pretendere che siano i contribuenti ad investire al posto dei predatori che poi incassano gli utili.

Secondo Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor, è comunque possibile che nella stagnazione attuale si delinei una tendenza al recupero che potrebbe concretarsi nell’avvio di una fase ripresa nel breve-medio termine. Tra l’altro i conti pubblici del Paese dovrebbero trarre beneficio dal maggior gettito stimato in quattro miliardi nell’intero 2019 determinato dall’avvio dall’inizio dell’anno della fatturazione digitale ed anche dalla sensibile diminuzione dello spread legata al fatto che è stato (almeno per il momento) scongiurato il pericolo di una procedura di infrazione per l’Italia da parte della UE.


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