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Elisabetta Trenta è perfetta come ministro della Resa. Peccato che il suo dicastero sia quello della Difesa. E la differenza dovrebbe essere evidente persino per lei.

Forse i suoi colleghi venetoleghisti, come Fontana, dovrebbero regalarle un disco con i canti degli alpini o farle vedere (e rivedere più volte) il film di Don Camillo in cui il compagno Peppone si entusiasma al suono della Leggenda del Piave: “Il Piave mormorò non passa lo straniero”.

Chissà, magari anche Trenta riuscirebbe a comprendere il senso dei confini. Però forse il ministro della Resa ha già capito che non solo la sua popolarità è ai minimi storici ma che anche la sua poltrona è a rischio. Ed allora pare si sia decisa a difendere i confini per difendere la cadrega ministeriale. Lo si capirà oggi, nella riunione di governo che dovrebbe servire a chiarire se si vuole davvero contrastare l’invasione ed in che modo.

Pare che Trenta abbia compreso che il ruolo della Marina militare non è quello di fare da taxi per i trafficanti di esseri umani. Dunque le navi ed i motoscafi potrebbero iniziare a pattugliare davvero le acque al limite della zona libica, rimandando indietro i clandestini (che non sono per nulla naufraghi, con buona pace delle sentenze di qualche magistrato a disagio con l’utilizzo della lingua italiana).

Qualcuno si è già illuso su eventuali interventi del secondo reggimento della brigata marina San Marco, addestrato per abbordaggi in mare. Gli uomini potrebbero intervenire contro le cosiddette navi madri, quelle che trasportano i barchini che poi arrivano sulle coste italiane con a bordo poche persone per volta. Abbordaggio, presa della nave, intervento per recuperare i clandestini e per arrestare i trafficanti, affondamento della nave.

Semplice, no? Peccato che ci sarebbero i mal di pancia dei politici anti italiani, i malumori delle frange pentastellate, l’indignazione di Parolin e del suo donatore di stipendio, le inchieste del magistrato buonista. Tutti in difesa non dei clandestini, che verrebbero salvati, ma dei trafficanti che perderebbero una nave. Perché i barchini non valgono nulla e si possono perdere, le navi madri hanno un valore da tutelare.


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