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Parole di miele tra Putin ed il governo italiano. Risultati, però, modesti. Qualche accordo commerciale che, in queste occasioni, non manca mai, qualche impegno senza concretezza. E poi basta. Almeno per il momento.

L’Italia, ovviamente, da sola non può certo eliminare le assurde sanzioni alla Russia. Però le può aggirare con mille stratagemmi, proprio come sta facendo. E sarebbe il caso di fare molto di più, anche in previsione dei dazi assurdi che Trump ha minacciato di mettere per penalizzare i prodotti alimentari italiani.

Dunque da un lato l’Italia ha ribadito il suo ossequio agli Usa e, dall’altro, ha incassato la minaccia statunitense di far perdere all’Italia 4 miliardi di euro per le esportazioni agroalimentari. In cambio, però, per accontentare il padrone americano, l’Italia deve insistere con le sanzioni alla Russia perdendo altri miliardi di euro. Un gioco stupido, a cui l’Italia si è rassegnata da più di 70 anni a questa parte. Senza dimenticare l’Iran, ovviamente, dove per far contento Trump rinunciamo a grandi commesse per altri miliardi sprecati e posti di lavoro non creati in Italia.

Ma se l’asservimento agli Usa ci penalizza in ambito economico, chissà quali sono i grandi vantaggi sul piano politico. Sempre in accordo con gli americani, l’Italia ha sostenuto in Libia il governo di Al Sarraj. In grave difficoltà dopo l’offensiva di Haftar che ha l’appoggio di Egizio e Russia. Un sostegno inutile, quello italiano, ed ora Al Sarraj minaccia di spedire, tramite Ong, qualche migliaio di ospiti attuali delle galere tripoline. In compenso Haftar è schierato contro l’Italia che intende punire sia sul fronte di gas e petrolio, sia facendo trasportare dalle Ong un esercito di migranti.

In un caos di questo tipo sarebbe servito un aiuto di Putin. Ma il governo giallo verde non vuole scontentare Trump e, dunque, non si impegna su nessun fronte con il leader russo. Anzi, Conte chiede a Putin di fare passi avanti nella questione Ucraina. Dimenticando, evidentemente, che la Crimea ha scelto di essere russa, anche se a Kiev il voto non è piaciuto. Ed anche le regioni russofone dell’Est dell’Ucraina non hanno nessuna voglia di soggiacere al governo russofono di Kiev. Ma la volontà popolare, si sa, non ha mai contato nulla per gli americani e per i loro portaborse.


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