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Quando il prode Marco Cimmino invita la sinistra a fare autocritica per potersi rilanciare, vuole provocare una vera reazione. Perché l’Italia avrebbe bisogno di una sinistra seria.

Ribaltando gli insistenti inviti del fronte radical chic a costruire una destra presentabile. Perché non serve una destra moderata così come non serve una sinistra politicamente corretta, al servizio di oligarchi e speculatori globalizzati.

Servono partiti e movimenti in grado di smuovere le coscienze, in grado di rimuovere le incrostazioni che paralizzano il Paese. Invece ci si ritrova con organizzazioni politiche che, alla disperata ricerca di consenso elettorale, fingono di non accorgersi di non avere in mano le leve del potere.

Pietro Nenni, il grande politico socialista, aveva a lungo sognato di entrare in quella che aveva definito come “Stanza dei bottoni” (amico di Benito Mussolini, anche Nenni era un creatore di neologismi). Ma quando finalmente arrivò al potere, seppure in coalizione, si accorse che nella stanza i bottoni non c’erano. E Lelio Basso, altro socialista, gli fece notare che i bottoni (cioè la possibilità di decidere realmente) li avevano enti e strutture che erano al di fuori del parlamento.

Oggi la situazione è ulteriormente peggiorata, con uno strapotere dei magistrati che se ne fregano delle leggi e le interpretano a seconda delle proprie convinzioni politiche. Con una ingerenza di associazioni private che non sanno gestire i propri settori di competenza ma che pretendono di indirizzare le scelte strategiche del Paese.

A contrastare questo potere alternativo ed illegittimo dovrebbero essere parlamentari spesso di modesto livello, senza preparazione, perennemente preoccupati di evitarsi critiche da parte di quei media che appartengono ai gruppi di vero potere extraparlamentare.

Ribaltando l’aforisma di Nader (“Se non ti interessi di politica, sarà la politica ad interessarsi di te”), si può dire che se la politica non saprà riprendersi i bottoni del potere, saranno i poteri reali a sostituire la politica. E non per il bene comune, per interessi generali. Ma solo per il vantaggio degli oligarchi globalizzati.

Per questo serve una sinistra senza Rolex e cachemire, senza Saviano e Fazio. Così come serve una destra che non si genufletta a Boccia e Confindustria. Serve una riforma radicale della giustizia, serve la capacità di respingere la questua di predatori incapaci. Oppure si continuerà a giocare alle elezioni con la consapevolezza che si tratta di una farsa senza senso.


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