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Sono 692 i morti sul lavoro nei primi sei mesi di quest’anno. I dati sono forniti dall’Osservatorio di Bologna creato da Carlo Soricelli. Le vittime comprendono sia quelle decedute in fabbrica, nelle aziende di ogni settore, sia quelle che stavano recandosi sul posto di lavoro.

E Soricelli insiste sui 77 morti schiacciati dai trattori, un problema a suo avviso decisamente sottovalutato.

In realtà pare che i morti sul lavoro proprio non interessino a nessuno. Tace il governo e tacciono le opposizioni, quando non sono impegnate ad entusiasmarsi per le brillanti strategie di un padronato impegnato a risparmiare anche sulla sicurezza dei dipendenti.

Quelli che raccolgono fondi per la difesa del capitano rasta, non versano neppure un centesimo per le famiglie di chi è morto sul lavoro. Quelli che vanno a dormire su una nave che trasporta schiavi, non vanno alle veglie funebri delle vittime del precariato o degli anziani costretti a continuare a lavorare dalla Fornero e da chi l’ha sostenuta. I Sestino Giacomoni di turno sono sempre pronti a difendere le aziende che inquinano (e di inquinamento si muore) perché spandendo veleni creano occupazione.

Ed i Parolin sempre preoccupati per la salvezza dei migranti, se ne fregano delle morti dei lavoratori. Capita. E poi, in fondo, se il predatore fa una cospicua offerta alla chiesa, i dipendenti morti rappresentano solo uno sfortunato episodio. Anime perse, quelle dei lavoratori uccisi dal lavoro. E famiglie irrilevanti quelle che restano a piangere il defunto. Non interviene l’elemosiniere del Papa, non interviene la Germania che vuole la liberazione del capitano rasta ma non fa rispettare la legge nei confronti dei tedeschi assassini della ThyssenKrupp. Sono morti solo degli operai, mica si può pretendere che i colpevoli vadano in galera?


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