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Essere contro il “partito del cemento” non significa schierarsi con la decrescita più o meno felice. Tutelare il passaggio non vuol dire essere nemici del lavoro o dell’impresa. Preoccuparsi per l’ambiente non trasforma subito in gretini.

Eppure in questa Italia lobotomizzata è sufficiente avanzare dubbi sulle colate di cemento per suscitare riflessi pavloviani e reazioni idiote.

A cominciare dai media, ovviamente. D’altronde sin dall’Ottocento i giornali di “informazione” erano stati accaparrati o fondati da industriali e costruttori che se ne servivano per condizionare un’opinione pubblica prima borghese e poi, progressivamente, anche popolare. Dunque è normale che si celebrino come opere d’arte anche gli orrendi grattacieli di modesti architetti trasformati in archistar se non in “maestri”.

Così, in nome del progresso e dei posti di lavoro, si sono accettati gli scempi che hanno devastato la Riviera ligure o le località alpine come Cervinia. Si sono trasformate le periferie urbane (ma anche quelle di piccoli paesi, in distese di immensi scatoloni di cemento per ospitare centri commerciali ed ipermercati.

Inevitabile? Assolutamente no. È sufficiente andare a scoprire i resti di quella che viene definita “archeologia industriale” per rendersi conto che era possibile produrre anche in stabilimenti esteticamente gradevoli, inseriti nel paesaggio circostante. Sarà per questo che si cerca di eliminarli, per non infastidire chi costruisce scatoloni di cemento.

La Pianura Padana è costellata di capannoni abbandonati, ma si deve costruire ancora. Perché non esistono alternative per quegli imprenditori che non hanno la capacità di guardare avanti. In mancanza di idee, in mancanza di una scintilla di intelligenza, resta solo il cemento.

Che, ovviamente, non ha nulla a che spartire con le opere infrastrutturali necessarie e da realizzare. Ma si tratta, appunto, di opere che dovrebbero servire per sostenere le altre attività. Invece, in Italia, l’imprenditoria vuole il cemento fine a se stesso poiché non ha null’altro da proporre.

Troppo difficile ipotizzare interventi per abbattere i capannoni abbandonati, per recuperare il paesaggio (che significa anche turismo, ma è troppo difficile da capire), per restituire alle periferie una dignità architettonica, per recuperare un ambiente devastato.

Questo era il Bel Paese, ora i palazzinari lo hanno trasformato nel Paese Banale. In fondo aveva ragione Lombroso: è sufficiente guardare in faccia questi cementificatori compulsivi per rendersi conto che non è da loro che ci si può attendere innovazione, ricerca, futuro. Questi non sono gli eredi di Adriano Olivetti, questi discendono direttamente dai distruttori della Biblioteca di Alessandria.

La Roma post unitaria ha visto scandali immensi legati al trasferimento della capitale ed alla crescita urbanistica. Ma i ladri avevano almeno un briciolo di gusto estetico. I palazzinari odierni non hanno la benché minima concezione del bello.


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