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Dalla “balena bianca” alla “balena verde”? I numeri la Lega li ha per potersi considerare erede della Dc, il grande partito che interpreta umori e desideri del popolo italiano.

Però i numeri spesso non sono sufficienti ed occorre qualcosa di più per poter giocare su più tavoli contemporaneamente, in modo da rappresentare una società italiana che evidenzia contrapposioni sempre più marcate.

Nell’Italia del boom era più agevole far convivere impresa e lavoratori. Anche perché molte piccole imprese erano state create da operai che avevano tentato il grande salto. Non che il padronato di allora fosse molto più generoso di quello attuale. Ma chi aveva attraversato le difficoltà del periodo bellico non si spaventava di fronte al magro salario. E poi la crescita garantiva a tutti la possibilità di indebitarsi per entrare a far parte della civiltà dei consumi. Frigorifero a rate, auto a rate, televisore a rate.

Ciò nonostante esistevano contrasti anche forti nella società, incanalati dalle varie correnti democristiane. Non c’era un uomo solo al comando e la corrente di Donat Cattin poteva scontrarsi senza problemi con quella di Pella, Fanfani contro Andreotti, Moro contro Colombo. Ciascuno aveva la propria base elettorale, con sensibilità e richieste anche molto diverse. Filo palestinesi e filo israeliani, al servizio di Confindustria o con un’anima sociale. Ma ogni corrente aveva il suo centro studi, la sua scuola per la formazione dei quadri, i propri riferimenti nei corpi intermedi.

Ora, con la balena verde, i contrasti non hanno la mediazione delle correnti. Manca completamente la fase di preparazione, di studio. Si procede per slogan e sugli slogan si costruiscono scontri interni. Giorgetti contro Borghi per una dichiarazione estemporanea, non per valutazioni approfondite ed illustrate al pubblico. Si è passati dai noiosissimi e corposi documenti programmatici al nulla cosmico di Twitter. E tutti si appellano al Capitano in attesa di una sorta di giudizio divino.

Ma i vecchi notabili Dc giravano con un segretario che raccoglieva nomi e richieste del popolo che si avvicinava al politico. I nuovi notabili leghisti si lasciano avvicinare solo per un selfie.

È vero che è cambiata la società ed è cambiata la comunicazione. Però qualche analisi, qualche studio ogni tanto, non farebbero male. Se non si è in grado di creare centri studi interni con un briciolo di credibilità, si potrebbe perlomeno dedicare qualche ora ad un confronto con quelli esterni già esistenti. Tanto per imparare qualcosa ed evitare gaffes imbarazzanti.


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