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Ha ragione Vincenzo Boccia, presidente di quel che resta di Confindustria: il governo deve chiarire se crede in queste imprese italiane o se è un nemico dell’industria. È ora di far chiarezza. Bisogna decidere da che parte stare, se con Boccia o con gli sfruttati.

Perché tutti i quotidiani e le tv che fanno capo a questa imprenditoria italiana devono sapere se possono continuare a sparare contro il governo oppure se devono limitarsi a criticarlo con un briciolo di educazione.

Il governo vuole continuare a regalare soldi a chi non sa fare impresa e risolve i problemi legati alla propria incapacità licenziando i lavoratori? Vuole lasciare campo libero agli inquinatori che avvelenano le persone e l’ambiente? Vuole continuare a far finta di niente di fronte alle morti sul lavoro?

Oppure si schiera contro Boccia ed interviene contro chi prende soldi pubblici e poi trasferisce la produzione all’estero? Si schiera contro le aziende che non rispettano la sicurezza? Non tollera più livelli di inquinamento che provocano morti nell’intero territorio a fronte di qualche assunzione in più? Pretende che i lavoratori ricevano una retribuzione che consenta di vivere e non solo di sopravvivere con l’aiuto dei nonni pensionati?

In altri termini il governo deve scegliere se investire su un modo vecchio di fare impresa, come vuole Boccia, e che ha portato al crollo della produttività italiana, oppure se pretendere che anche l’imprenditoria italiana cresca e si adegui alla realtà di un mondo che sta puntando su competenza e professionalità, pagandola il giusto.

Se anche la Cina investe sull’elettrico e sulle energie alternative nella convinzione che l’inquinamento non è più sostenibile, appare inaccettabile la posizione ricattatoria di chi minaccia di chiudere le fabbriche se si pretende che producano senza inquinare troppo.

Se i giovani laureati italiani fuggono all’estero alla ricerca di occasioni di lavoro in linea con i propri studi e con un salario adeguato, appare profondamente stupida la posizione di chi vuole continuare a pagare 2 o 3 euro all’ora il lavoro in Italia.

Boccia, però, va avanti per la sua strada, consapevole che i suoi colleghi non sono in grado di crescere, di confrontarsi ad armi pari con i concorrenti. Meglio ottenere soldi, agevolazioni, deroghe di ogni tipo. Boccia così silenzioso sulla strage quotidiana nei luoghi di lavoro, diventa improvvisamente loquace quando si tratta di pretendere aiuti e sostegno pubblico.

Il presidente di Confindustria Piemonte, Fabio Ravanelli, ha invitato i suoi colleghi imprenditori ad essere più coraggiosi, ad investire di più. Boccia preferisce continuare a pretendere che siano le tasse degli italiani a mantenere le aziende di chi non è capace a gestirle.


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