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L’eccessivo entusiasmo mostrato da Matteo Salvini in occasione del suo recente viaggio negli Usa ha infastidito parte dell’elettorato leghista e preoccupato chiunque si occupi di politica internazionale.

Al netto, ovviamente, delle reazioni isteriche dei politici italiani nemici dell’Italia.

Si sa, d’altronde, che Salvini è fatto così, facile agli entusiasmi anche quando non sarebbe il caso. E con gli Usa non è mai il caso. Però non andrebbe dimenticato che il mese prossimo arriverà in Italia Vladimir Putin ed allora il perfetto allineamento della politica italiana con quella di Trump potrebbe essere stata solo la consueta sceneggiata di chi, giustamente, sta giocando su più tavoli.

La Lega si era presentata con un programma che prevedeva l’eliminazione delle assurde sanzioni contro la Russia. Per ora non si è andati al di là delle chiacchiere. Ma sono solo parole anche quelle scambiate con Trump ed i suoi uomini.

È evidente che l’assoluta stupidità dei commissari europei impone scelte dure, coraggiose. Ed un ruolo da ponte tra Washington e Mosca può essere una scelta intelligente. A patto, però, che sfoci in azioni concrete. L’Italia ha un problema di debito pubblico e di alti interessi da pagare. Ma nè Washington nè Mosca hanno offerto segnali di disponibilità ad acquistare titoli di stato italiani con interessi più bassi per alleggerire il carico italiano.

Avrebbe potuto farlo Pechino, ma gli investimenti cinesi non piacciono a Salvini. In compenso le multinazionali americane presenti in Italia non si fanno problemi nel chiudere gli stabilimenti mandando a casa centinaia e centinaia di lavoratori italiani. E se Washington pensa ad un rapporto privilegiato in economia, lo immagina con Londra non con Roma.

Allo stesso modo la stupidità americana in politica estera sta creando non pochi problemi all’Italia poiché determina tensioni e scontri in Africa del Nord e nel Vicino Oriente. Molto più utile, anche in questo caso, un rapporto privilegiato con Mosca, a partire dalla situazione in Libia. Però per trattare con Putin e Lavrov occorrerebbe una strategia meno ondivaga rispetto a quella messa in campo negli ultimi mesi.


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