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Per la Chiesa, quando c’era ancora, uno dei peccati che gridavano vendetta al cospetto di Dio era quello di defraudare gli operai della giusta mercede. Per la Costituzione il lavoro va tutelato. Ma per i predatori italiani la giusta mercede è un crimine contro la libertà di sfruttamento.

Lo ha riportato ieri Bartolo Collo, in un articolo sul milione di nuove assunzioni estive, riportando le parole del segretario degli artigiani: il salario minimo farebbe crescere il costo del lavoro portando a licenziamenti ed al blocco delle assunzioni.

Ma anche nei giorni precedenti un articolo del Sole 24 Ore dava ampio spazio alle proteste di albergatori della Riviera Romagnola che non trovavano lavoratori stagionali “per colpa del reddito di cittadinanza”. Meglio stare a casa ad incassare l’assegno piuttosto di sobbarcarsi centinaia e centinaia di km per andare a lavorare.

Mai che questi lamentosi personaggi affrontino concretamente l’aspetto economico. Eppure non dovrebbe essere difficile. Il reddito di cittadinanza ha un tetto massimo di poco più di 700 euro al mese, però si è scoperto che nella stragrande maggioranza dei casi si aggira intorno ai 400 euro. Allora quanto deve essere bassa l’offerta di lavoro degli albergatori e dei ristoratori della Riviera per non essere competitiva con i 400 euro dell’assegno pubblico?

Certo, per molti ragazzi sarà più conveniente incassare i soldi dello Stato e lavorare in nero in qualche struttura turistica del proprio territorio. E contro queste attività irregolari si può essere certi che non ci saranno interventi: tutti ciechi, sordi e muti. Ma se le offerte di lavoro regolari fossero dignitose, non ci sarebbero problemi di arruolamento, tanto più che la disoccupazione resta elevata.

Negli anni 70-80 si assisteva a transumanze di studenti che dalle città si spostavano al mare, in montagna, in campagna per lavorare durante le vacanze estive. Riuscire a fare il bagnino per quasi tre mesi permetteva di divertirsi in città per tutto il resto dell’anno senza chiedere soldi ai genitori mettendo da parte anche dei risparmi. E si guadagnava bene lavorando nei bar, nei ristoranti, nelle discoteche, raccogliendo la frutta, vendemmiando.

Ora invece gli artigiani spiegano che bisogna lavorare per 2-3 euro all’ora, senza garanzie di stabilità (e meno male) e senza prospettive di crescita. Perché il salario minimo ipotizzato non raggiunge cifre da capogiro, ma è considerato comunque eccessivo. In realtà di eccessiva c’è solo l’illusione che un lavoratore possa sopravvivere con un guadagno giornaliero di 20-25 euro. E che con queste cifre così generose possa pure sostenere il mercato interno italiano. Perché quelli che sfruttano la manodopera in questo modo, sono gli stessi che poi si lamentano se gli italiani vanno a comprare la paccottaglia cinese da poco prezzo o i mobili svedesi banali e senz’anima.


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