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Si va avanti

Matteo Salvini ostenta sicurezza, ma non è chiaro per quanto possa andare avanti il governo giallo verde. Il presidente Conte ha messo a disposizione le sue dimissioni per convincere Lega e Movimento 5 Stelle a metter da parte le polemiche ed a rimettersi a lavorare. Tutto giusto, ma quanto falso?

È evidente che l’esecutivo è bloccato. Ed è altrettanto evidente che le provocazioni sono una costante. Senza nemmeno mettere in conto quelle di Fico che rappresenta l’ala ottusa dei pentastellati e non conta nulla. Di Maio ha ricordato che il contratto di governo prevede che un ministro o sottosegretario condannato, anche solo in primo grado, si dimetta. Ed il leghista Rixi si è dimesso. Ma Di Maio dimentica che il contratto prevede l’autonomia regionale e invece lui si ostina a bloccarla.

Ora Conte invita i ministri ad occuparsi dei propri dicasteri e a non interferire in quelli altrui. Dunque di autonomia regionale deve occuparsi Erika Stefani e Di Maio deve restare in silenzio dedicandosi ai problemi del lavoro. Perché la Flat tax è un problema di quadratura dei conti, ma l’autonomia è solo una scelta politica.

Il premier ci ha messo la faccia, ha garantito che seguirà personalmente alcuni dossier, e questo dovrebbe tranquillizzare Salvini. Ma esistono problemi seri e concreti legati alla scarsa qualità dei ministri. La riforma della giustizia non ha mosso un passo, e con un ministro come Bonafede mai lo muoverà. La scuola è un disastro, e con Bussetti un disastro resterà. Non c’è solo Toninelli a provocare imbarazzo. Moavero non si sa cosa stia facendo.

Davvero si può andare avanti con questa squadra? Per quanto tempo? O forse si cerca solo il casus belli per far saltare tutto dando la colpa all’avversario.


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