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Dopo l’ennesima sconfitta, mascherata da inizio della ripresa, il Pd non ha perso tempo ed ha iniziato a lavorare sul territorio, ripartendo dall’associazionismo.

Non quello abituale, fatto di ANPI ed immigrazionisti, i responsabili del tracollo nelle periferie, ma le associazioni formalmente trasversali, impegnate a tutelare quei diritti sociali massacrati proprio dal Pd in nome dei presunti diritti civili individuali.

Ma al di là degli obiettivi non dichiarati – sia dalle associazioni sia dai politici – è proprio su questo terreno che la sinistra (o quel partito al servizio degli oligarchi che continua a fingersi di sinistra) può continuare a vantare una superiorità. Non certo in campo culturale – dove l’egemonia consiste nello spacciare personaggi di infimo livello per esponenti culturali, garantendo premi famosi assegnati da giurie schierate – ma nei rapporti con le realtà associative.

Parlamentari, presidenti vari, assessori, sindaci, in carica o trombati, non mancano mai di partecipare ad eventi ed iniziative. E quando sono in carica, garantiscono alle stesse associazioni finanziamenti di ogni genere, contributi, patrocinii, sale gratis, magari individuando pure qualche imprenditore di area disposto a sponsorizzare un progetto od una iniziativa dell’associazione “amica”.

Sul fronte opposto, invece, gli eletti non hanno mai tempo per occuparsi di queste realtà. Sempre troppo impegnati in non si sa bene cosa. E se devono garantire contributi pubblici, li destinano agli avversari, con la speranza non di conquistare elettori o di condizionare le iniziative ma, più banalmente, di evitare polemiche.

Gli effetti di questi atteggiamenti si potranno già riscontrare la prossima settimana, nei tanti ballottaggi per le elezioni comunali. Dove Lega e centrodestra otterranno risultati inferiori a quelli conquistati alle europee. Dopo, tra l’altro, aver rinunciato a conquistare centri importanti come Bergamo per l’ottusità dimostrata nella scelta dei candidati.

In altre realtà, come il Piemonte, si riaffacciano a destra quegli esponenti di Comunione e Liberazione che si erano schierati con il centrosinistra. E la nuova giunta presieduta da un esponente di Forza Botulino è già pronta a riprenderseli offrendo posti di prestigio già all’interno della Regione, oltre a continuare a foraggiare le iniziative imprenditoriali di esponenti vicini a CL. Forse non era proprio questo il motivo per cui il Piemonte ha votato a destra.


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