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Tutti impegnati, i corifei del politicamente corretto e del pensiero unico obbligatorio, a rimarcare il grande successo del Pd (non è il caso di definirlo “sinistra”, considerando l’asservimento a banchieri, speculatori e predatori) nelle grandi città italiane.

Così impegnati che si sono dimenticati di fare le somme. Eppure la lezione dei 5 Stelle è stata chiara, e avrebbero dovuto impararla persino gli spacciatori di notizie di comodo: non basta essere il primo partito, se si è soli, per poter vincere e governare.

Se avessero fatto le somme si sarebbero accorti che è tornata ad essere “contendibile” persino una città tradizionalmente rossa come Torino. Diventata grillina per aver superato il limite di sopportazione di Piero Fassino e di quel pernicioso Sistema Torino che lo sosteneva e che spartiva il potere con Pd e compagni. La pentastellata Appendino si è rivelata una assoluta delusione ed il Sistema si era già messo in moto per tornare a guidare la città al prossimo giro. Il futuro sindaco? Il piddino Stefano Lo Russo. Nulla di meglio all’orizzonte del Sistema Torino? Macché, ed allora va bene Lo Russo. D’altronde l’apporto della società civile al centro sinistra nell’ultima tornata per le elezioni regionali è stato nullo: la madamina Sì Tav non ha mobilitato nessuno.

I giochi sembravano fatti. Poi, però, sono arrivati i voti veri e si è scoperto che il Pd è il primo partito in città, ma la coalizione di centrodestra può batterlo. Perché i voti in fuga da Appendino non si sono diretti solo verso il Pd, ma anche a destra. Prima ancora che si chiudessero le urne, l’ex presidente regionale del centro destra, Enzo Ghigo, aveva pronosticato il successo in Piemonte ed invitato Lega ed alleati a prepararsi per conquistare anche Torino tra due anni. Partire subito, per evitare di arrivare, come sempre, all’ultimo minuto. Tutto giusto, peccato che esista un problema di base: se il centrosinistra ha un candidato non superlativo, il centrodestra è alle prese con il vuoto cosmico.

Torino per due volte è stata vicina ad una vittoria del centro destra: prima con Raffaele Costa, monregalese, poi con Roberto Rosso, di Trino Vercellese. Non un solo candidato credibile del territorio. Per perdere più facilmente, coperti di ridicolo, si sono candidati personaggi come Buttiglione e Coppola, logicamente asfaltati dagli avversari. Ed anche adesso mancano ipotesi di candidati credibili. Nessun politico di livello, partirà la caccia ad un rappresentante della società civile? È vero che, nelle migliori tradizioni italiche, i vertici delle associazioni imprenditoriali hanno già cambiato bandiera, si sono dimenticati gli insulti alla Lega e le occhiate di disprezzo nei confronti di Fdi. Dopo gli sputi sono arrivati gli applausi, dopo le proteste gli attestati di stima.

Ma diventa difficile conservare il voto popolare se ci si affida a chi vuole mano libera per aumentare la precarietà e diminuire salari e diritti, a chi solidarizza con i migranti ed ignora le vittime sul lavoro nelle proprie aziende, a chi ha sostenuto politiche culturali di infimo livello ed esclusivamente allineate con il pensiero unico obbligatorio. Difficile provare a vincere candidando predatori contro i lavoratori.


Le opinioni dei lettori
  1. Francesca   On   30 Maggio 2019 at 12:29

    Caro Augusto, i problemi della destra sono sempre gli stessi. Le idee seppur buone sono rappresentate da gente che non ci crede e non ne è degna messa lì per logiche di poltrone e di convenienze. L’onda Salvini peraltro durerà finché lui riesce a macinare consensi ma è, come sai, destinata a morire se non investe in cultura, in corsi di politica seri, se non forma la massa anche nei paesi piccini, se non si mette alle spalle filosofi e uomini di cultura. E poi la prima cosa sarebbe riformare le scuole, i media e il terzo potere.

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