fbpx


Sarà anche una giustizia ad orologeria che fa scattare le manette al polso dei politici scomodi (per i magistrati) a 10 giorni dal voto fondamentale per le elezioni europee. Però, per l’ennesima volta, si ripropone il problema del reclutamento del personale politico.

Non è un problema di colpevolezza o meno, si potrebbe persino trattare di un complotto dei magistrati (difficile da credere) ma l’inadeguatezza dei politici resterebbe comunque.

Non si tratta neppure delle ridicole accuse mosse al presidente della Lombardia per aver scelto un collaboratore di sua fiducia, quando il Sistema Torino ha sempre fatto in modo di nominare in tutti i posti di responsabilità solo amici e parenti, senza che qualcuno osasse fiatare.

Si tratta dei criteri di scelta. Imbarazzanti e fallimentari. I candidati sono personaggi cooptati non sulla base delle qualità e delle competenze ma solo per la fedeltà dimostrata al capo. Fedeltà ballerina, molto spesso, poiché se cade il capo, il cooptato si riposiziona mostrando la medesima fedeltà incrollabile al vincitore di turno.

D’altronde uomini senza qualità cos’altro potrebbero fare per conservare le poltrone e gli emolumenti? Così, alla peggio, se vengono estromessi da un consiglio comunale o dallo scranno parlamentare, si ritrovano nel consiglio di amministrazione di una municipalizzata, di una partecipata, di una fondazione bancaria. “Vai fuori a giocare”. E loro giocano. Occupandosi di rifiuti o di logistica, di energia o di foreste, di parchi o acquedotti, di strutture sanitarie o di parchi tecnologici. Assolutamente intercambiabili poiché non sanno far nulla e, dunque, possono far danni ovunque.

Se poi qualcuno si mette anche a rubare, siamo all’apoteosi. Ma, in realtà, costoro sono ancora più perniciosi quando non occupano il tempo con tangenti e ruberie. Perché, non capendo nulla, pretendono davvero di lavorare e provocano disastri. Che tutti i contribuenti devono poi pagare.

Mancano le grandi figure di manager pubblici, con rare eccezioni. Alitalia è solo un simbolo di incapacità manageriale pagata, a caro prezzo, dai contribuenti. Lo Stato, quando vuole sostituirsi a privati incapaci, dovrebbe scegliere i vertici aziendali sulla base delle competenze e non della fedeltà politica. Potrebbe persino valorizzare l’appartenenza o la vicinanza, ma puntando sulla qualità. Invece si evita accuratamente poiché chi dimostra di essere davvero bravo non ha la vocazione del portaborse, del cagnetto scodinzolante, del leccapiedi. E allora via libera agli inetti.


Le opinioni dei lettori

Rispondi

La tua email non sarà pubblicata. * Campi obbligatori



Maina

ElecTO Radio

Current track
TITLE
ARTIST