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Un uomo solo è al comando, la sua felpa è verde. Ma il suo nome non è Fausto Coppi. Si chiama Matteo Salvini. E da solo rischia di non vincere. Non la tappa Cuneo Pinerolo del Giro d’Italia ma le prossime elezioni.

I sondaggi, per quello che valgono, indicano la fine dell’espansione della Lega ed un sensibile ripiegamento. Inevitabile, se si continua a considerare irrilevante il resto della squadra. Inevitabile, se ci si ostina ad ignorare gli effetti di una comunicazione costantemente avversa.

La grande visibilità mediatica di Salvini ha fatto sì che tutti gli errori del governo venissero addossati al leader leghista. Paradossalmente la nuova frenata della produzione industriale italiana non viene considerata come la dimostrazione lampante della totale incapacità della Banda Boccia; non viene valutato l’impatto delle tensioni sui commerci internazionali; non si analizza la scarsa capacità delle imprese italiane di competere in prima persona sulla scena mondiale, visto che preferiscono il ruolo di terzisti; non si ricorda che il ministro competente per questo settore è Di Maio e non Salvini.

Certo, la faziosità dei media è una realtà conosciuta. Ma proprio per questo occorrerebbe essere pronti a contrastarla. E non bastano gli slogan quando poi la squadra è debolissima ed assolutamente inadatta a replicare con i fatti e con le dichiarazioni. Candidature di livello imbarazzante non aiutano. Nomine ancora più imbarazzanti rappresentano un assist perfetto per una disinformazione che non ha più nulla da dire e che vive soltanto sugli errori altrui.

La vicenda del Salone del libro censurato non è importante solo per questioni di lesa democrazia o banalità assortite, ma per la dimostrazione lampante di come si sia irrimediabilmente perdenti se non si collocano le proprie persone negli snodi della società civile. I soldi delle fondazioni bancarie sono gestiti da consiglieri indicati dagli avversari; saloni e manifestazioni sono affidati agli avversari anche quando le amministrazioni sono di centro destra; ogni organizzazione che utilizza denaro pubblico è controllata da una sinistra che, giustamente, non cede un centimetro di potere.

Sicuri che si tratti di una strategia intelligente e vincente? Forse sì, se si pensa di avere squadre non all’altezza della situazione. Ma allora non si deve pretendere di governare.


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