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È finalmente giunta l’ora del sindacato unitario. Non unico, ma unitario precisa il segretario della Uil, l’imbarazzante Barbagallo.

Hai visto mai che sindacato unico voglia dire un solo segretario e la cancellazione di due terzi dei posti di comando all’interno di Cgil, Cisl e Uil? E se poi il posto di segretario spetta a Landini, sulla base dei numeri, che mai faranno Furlan e Barbagallo?

Meglio limitarsi ad una stretta collaborazione, mantenendo ciascuno la propria ridondante struttura. E poi, tutti insieme appassionatamente, si può tornare ad essere la cinghia di trasmissione della politica. Scomparso il Pci, diventa tutto più facile. Il Pd ha inglobato gli ex comunisti e gli ex democristiani, con l’aggiunta di qualche ex laico in cerca di casa e di fortuna. Ed ora, dopo l’esempio della Sicilia, si può tranquillamente costruire un nuovo partito che metta insieme Pd e Forza Botulino. Così non ci si divide nel fare la cinghia di trasmissione di Pci-Psi, Dc, Pri. Magari si coinvolge pure Confindustria, tanto il sindacato ha rinunciato da un pezzo a lottare contro il padronato, preferendo un ruolo da questuante pronto ad accontentarsi di un osso e di una pedata confindustriale.

Di fronte al cambiamento epocale del mondo del lavoro, Landini rispolvera l’antifascismo. Perché affrontare le conseguenze della robotizzazione, dell’impresa 4.0, della formazione, del precariato, del salario insufficiente quando si può tranquillamente discettare di guerre puniche o di scontri tra Firenze e Siena? Perché sprecare tempo per i contratti quando Carlo V è così di attualità? Perché chiedere conto al Pd dell’abolizione dell’articolo 18 quando si avvicina il 5 maggio e si può discutere di Napoleone?

Problemi che non sfiorano minimamente Barbagallo. Troppa erudizione potrebbe far male alla salute ed il segretario della Uil alla salute ci pensa, eccome. Alle proposte ci pensa decisamente meno e, infatti, dal sindacato non arrivano idee, analisi, progetti. Solo qualche polemica a comando per far sapere al mondo che si è ancora vivi.

Quanto ad Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl, le si adattano le parole di Pietro Gradenigo al momento della scelta di Lodovico Manin come doge della Serenissima: “I ga fato dose un Furlan. La Republica xe morta”. Il sindacato probabilmente non è morto, ma dovrebbe cambiare radicalmente per avere ancora un ruolo che non sia limitato ai Caf ed alla gestione delle quote per mantenere una struttura ormai ampiamente inutile.


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