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La strage non si arresta, anzi diventa ogni giorno più drammatica. I morti sul lavoro aumentano, nel silenzio imbarazzante ed imbarazzato della politica, nel silenzio indecente della banda Boccia e dei vertici delle altre associazioni predatorie. Si crepa per lavoro nei campi, nelle botteghe artigiane, nelle industrie piccole e grandi.

Il massimo che la politica è riuscita a concepire è l’incremento assurdo e controproducente di carte e burocrazia. Il massimo dell’impegno dei predatori è stato rivolto alla protesta contro i documenti da compilare. Dei lavoratori che muoiono o si infortunano non frega niente a nessuno. La sicurezza rappresenta un costo, la formazione un costo ed una perdita di tempo.

Se poi si aggiunge una magistratura come quella italiana, è evidente che la sicurezza diventa un optional a cui rinunciare senza farsi troppi scrupoli. I predatori contrappongono sempre il costo della sicurezza con le opportunità di lavoro: “Inquiniamo? Morite per fumi tossici, per scarichi avvelenati? L’alternativa è chiudere le fabbriche e farvi crepare di fame”.

Tutti bravi ed ipocriti nel sostenere la piccola svedese sul clima, poi tutti zitti di fronte ai padroni dell’informazione e dell’economia che, per aumentare i dividendi agli azionisti, risparmiano sulla sicurezza. Non solo su quella degli schiavi ma anche su chi ha la sfortuna di vivere nei dintorni delle fabbriche.

E la campagna elettorale non induce all’ottimismo. Centrodestra e centrosinistra si impegnano allo spasimo non per difendere i lavoratori ma per conquistare il sorriso dei predatori. Certo, il presidente dei parlamentari leghisti, Riccardo Molinari, afferma di essere dalla parte dei più deboli, degli sfruttati. Poi, però, si assiste sempre a questo tentativo di blandire i predatori, di accontentarli. Sgravi alle aziende mentre i salari restano indecenti. Aiuti alle imprese mentre quelle italiane, secondo l’Ocse, sono in fondo alle classifiche per attività di formazione, non solo sulla sicurezza.

Il sottosegretario Geraci gira il mondo per trovare opportunità di export per le aziende mentre la banda Boccia si lamenta che i suoi associati esportano di meno: perle ai porci. E allora forse è il caso di risparmiare sulle perle.


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