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Luciano e Simonetta Garibaldi hanno pubblicato per Archivio Storia l’interessante libro “Eventi e protagonisti del ventennio fascista” (18 euro per 201 pagine). L’aspetto più interessante è probabilmente legato alla descrizione dei protagonisti.

Non tanto i politici tout court del periodo, da Mussolini a Matteotti, da Nenni a Balbo, da Pertini a Pavolini. Ma gli altri, quelli che hanno rappresentato la classe dirigente del Ventennio, in accordo o in contrasto con il regime.

Perché senza questa classe dirigente il Fascismo non avrebbe governato per vent’anni ottenendo un grande consenso di massa, non avrebbe avviato l’industrializzazione dell’Italia ed una serie di riforme. E non sarebbe neppure nata quella classe dirigente antifascista che ha caratterizzato i primi anni del dopoguerra. Gente come Fanfani usciva dai littoriali, ma l’elenco sarebbe lunghissimo.

Ciò che è più importante è l’idea che un movimento che vuol durare nel tempo, che vuole improntare di sè un’epoca, deve costruirsi una classe dirigente in grado di operare in ogni campo. Lo aveva fatto il Fascismo, lo hanno fatto nel dopoguerra Pci e Dc. E poco importa se entrambi i partiti sono ricorsi alla campagna acquisti di economisti, scienziati, intellettuali fascisti. Ciò che importava era disporre di una classe dirigente preparata in grado di affiancare e far crescere le nuove leve più organiche ai partiti di appartenenza.

Gli anni del boom sono figli di questa logica. Gli anni della crisi sono legati alla logica dell’approssimazione, della banalità, dell’incapacità nascosta dietro campagne di marketing. Siamo passati da Pirandello a Saviano, da Gentile a Fedeli e Bussetti, da Gabriele D’Annunzio a Sfera Ebbasta, da Rocco a Bonafede, da Gramsci a Zingaretti, da Beneduce a Galli. Da Mattei (nella foto) a Boccia.

Eppure si finge di non accorgersene, in modo da evitare di doversi impegnare per cambiare qualcosa. La sinistra insiste nello spacciare Saviano per uno scrittore e Fazio per un intellettuale, Forza Botulino non si pone il problema perché ritiene che il grande fratello sia il massimo dell’espressione culturale, la destra leghista ha paura persino di riproporre la cultura popolare perché non è in grado di gestirla, il centrodestra della Sorella della Garbatella si limita a rimpiangere i futuristi ma affrettandosi a spiegare che quella grande cultura non torna più. Ed i pentastellati si scelgono come portavoce un reduce del grande fratello per chiarire il livello a cui ambiscono.

Ma se la politica ha paura di una classe dirigente che non risponda alle segreterie di partito, la società civile si comporta nello stesso identico modo. Si tagliano le risorse ai centri studi (Unioncamere), si investe su chi è più stupido e non rappresenta un concorrente per il futuro.

Eppure qualcuno si muove in senso contrario, qualcosa nasce ancora nel deserto della cultura italiana. Piccoli segnali perché scarse sono le risorse. Ma una casa editrice come Eclettica non solo offre spazio a scrittori esordienti invece di limitarsi a ripubblicare testi di cui son scaduti i diritti d’autore, ma si lancia coraggiosamente con una collana dedicata alla fotografia. Perché l’immagine è fondamentale e non è neutra. Occorre far conoscere fotografi che non siano condizionati dal pensiero unico obbligatorio.

E il think tank Il Nodo di Gordio riunisce a Roma una dozzina di ambasciate per un convegno sul Mediterraneo mentre la politica italiana brancola nel buio. Sulle Alpi occitane il piccolo paese di Elva diventa protagonista di iniziative energetiche, culturali, imprenditoriali.

Ovviamente il governo giallo verde non si degnerà di sostenere simili iniziative coraggiose e di alto livello. Neppure offrirà loro un riconoscimento almeno simbolico. Perché i premi sono monopolizzati da chi considera Saviano uno scrittore, Amendola un grande attore ed Achille Lauro un cantante. Peccato per loro che, altrove, stiano crescendo nuovi scrittori, fotografi, economisti, esperti di geopolitica. Giovani che trovano spazio, anche senza comparsate in Mediaset o nella Rai del mancato cambiamento.


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