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Giorgia Meloni chiuderà oggi al Lingotto di Torino La Conferenza programmatica di Fratelli d’Italia. E non sarà facile stilare un programma in grado di coinvolgere le varie anime di un partito che assomiglia molto ad una aggregazione elettorale.

Ieri, prima dell’avvio dei lavori in perfetto ritardo stile Garbatella, erano palpabili le differenze tra chi proviene da An e, magari, dal Msi e chi ha un percorso iniziato nella Dc o nel Pri e Pli e poi transitato in Forza Botulino prima di approdare nel partito di Meloni che forse diventerà il partito di Fitto e di Rosso (quest’ultimo a Torino gioca in casa).

L’assemblaggio non è ancora avvenuto, neanche a parlare di fusione. I capannelli nel padiglione 1 del centro fieristico riproponevano le divisioni storiche, non solo tra ex missini ed ex forzisti ma anche tra le diverse componenti di quello che fu il Movimento Sociale Italiano. L’unico in grado di aggregare le diverse componenti pareva essere Guido Crosetto, impegnato ad accontentare le richieste di foto di ex missini e poi preso d’assalto da madame appassionate di chirurgia estetica.

Per il resto lo stile Garbatella imperversava, nella confusione, nei ritardi, nelle carenze organizzative. Inutile inventarsi una Conferenza a Torino se poi si evita di adattarsi alla puntualità subalpina, all’efficienza. Non il segnale migliore in vista delle elezioni regionali piemontesi dove, in teoria ma solo in teoria, Fdi potrebbe apportare alla nuova maggioranza ed alla nuova giunta quel briciolo di esperienza e competenza che pare il nemico principale di Lega e Forza Botulino. Una drammatica carenza di qualità del centro destra che rischia di riportare al successo il centro sinistra di Chiamparino.

Oggi, però, la Sorella della Garbatella dovrà uscire dall’equivoco e chiarire se il futuro sarà solo fittiano, liberal-democratico o se la destra sociale avrà un ruolo non marginale. Probabilmente riuscirà ad inventarsi qualche sintesi irrealizzabile ed irrealistica, per tenere unito un cartello elettorale che le consentirà di superare lo sbarramento del 4% alle europee e di portare a casa un assessorato in Piemonte. Dove sarà evidente se l’incarico premierà un esponente di Fdi o un nuovo entrato proveniente da Forza Botulino. Un segnale chiaro sul futuro della Meloni e del suo partito che, in realtà, si avvia a sostituire Forza Botulino in evidente stato comatoso, con una sempre più numerosa fuga di politici un tempo di primo piano.


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