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Ieri il prode Adriano Segatori, su Electomag, ha denunciato la censura messa in atto da Facebook ai danni di chi osa esprimere un pensiero non omologato al politicamente corretto. Tutto vero, tutto squallido. Ma anche assolutamente comprensibile.

Facebook non è di proprietà degli utilizzatori ma di un signore che ha una visione del mondo completamente diversa da quella di chi contesta il pensiero unico obbligatorio.

Zuckerberg ed i suoi soci, anzi, sono tra i promotori del pensiero omologato, del politicamente corretto, del globalismo, della mescolanza, dell’uomo ridotto a consumatore identico in ogni parte del mondo. E allora perché mai dovrebbero garantire spazio ai loro avversari? Perché dovrebbero mettere una piattaforma a disposizione di chi non è stato in grado di crearne una alternativa?

Già da tempo, quando i gendarmi del pensiero hanno iniziato a sospendere da Facebook chiunque osasse essere libero, qualcuno ha provato a creare piattaforme alternative. Che non hanno funzionato, a partire da quella russa. Mosca continua pervicacemente ed ottusamente a non credere nel soft power, lasciando così campo libero a Zuckerberg e soci. Ed alternative credibili per ora non ci sono.

Sia per l’incapacità dei vertici dei gruppi politici che si dichiarano alternativi sia per la pigrizia congenita di chi sostiene di respingere il pensiero unico obbligatorio. Perché Fb, al di là dei commenti su gattini e sulle grigliate, è un divulgatore di notizie prese da vari siti. Dunque nessuno impedisce ai duri e puri della tastiera di esprimere i propri pareri non su Fb ma direttamente sui siti di informazione.

Per restare nel nostro ambito, su Electomag abbiamo ospitato, e continuiamo ad ospitare, dibattiti anche feroci tra agenti di commercio su tutte le problematiche della categoria, dalla questione Enasarco al rinnovo dei contratti. Senza bisogno di Fb.

Più complicata la questione politica, dal momento che i partiti teoricamente contrari al pensiero unico obbligatorio sono refrattari ad ogni iniziativa di comunicazione alternativa. Il candidato unitario del centro destra per le regionali piemontesi, Alberto Cirio, illustrando i settori di intervento della sua eventuale giunta ha accuratamente evitato di citare la cultura, settore tabù. Neanche una parola su informazione, su comunicazione. Ed allora è ovvio che gli avversari procedano ad eliminare dalle proprie piattaforme ogni elemento discordante, nella consapevolezza che non ci potranno essere reazioni concrete.

D’altronde la Lega trionfante non è neppure in grado di imporre a Forza Botulino un cambiamento radicale nella disinformazione messa in atto dal TgPd5. Dimostrazione evidente di quale sia l’interesse per una informazione diversa.



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