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L’infinita campagna elettorale italiana è ormai proiettata sulle europee di fine maggio, accompagnate dalle regionali piemontesi. Ma è a Bruxelles che guardano tutti i partiti, preoccupati o entusiasti per i sondaggi di Nando Pagnoncelli.

Le sue rilevazioni confermano la Lega come primo partito, con oltre il 35% dei consensi. Ed il Movimento 5 Stelle è in ripresa con oltre il 23%. Dunque il consenso per i due partiti di governo continua a sfiorare il 60%.

Quanto alle altre formazioni, il Pd pare aver esaurito la spinta dovuta alla segreteria di Zingaretti e si attesta al 19%, in linea con le politiche dello scorso anno, Forza Botulino risale a poco meno del 10% ma resta lontano dai risultati del 2018, la Sorella della Garbatella non si schioda dal 4% che è la soglia minima per entrare al parlamento europeo. Gli altri partiti, cominciando da Più Europa di Emma Bonino, resterebbero fuori.

Ovviamente si tratta solo di un sondaggio e, per di più, di un solo istituto. Altre rilevazioni ponevano più in basso il dato dei berluscones e più in alto quello della Sorella della Garbatella unita ai fittiani (anzi, ormai guidata dagli ex di Forza Botulino).

Ma a sorprendere gli osservatori schierati contro il governo, è la tenuta di Lega e 5 Stelle. Con il dubbio che i continui scontri tra Di Maio e Salvini siano un semplice espediente per ricompattare le proprie fila. Si mettono in evidenza i propri temi, le proprie battaglie, per una sorta di chiamata alle armi in vista del voto.

Il sondaggio sembra indicare che gli italiani siano disposti a tollerare ritardi nei provvedimenti, confusioni evidenti, errori più o meno gravi. Tutto pur di non ritrovarsi al governo Martina o la Bernini, Bonino o Brunetta. E, soprattutto, Renzi-Boschi o Berlusconi-Tajani.

Il disgusto e la rabbia per il passato, però, non possono garantire all’infinito il sostegno al governo se non si decide ad accelerare. E la Lega rischia più dei 5 Stelle perché governa le Regioni con il centrodestra. È vero che Lombardia e Veneto sono territori ricchi e quindi meno arrabbiati, però l’economia non è sufficiente a mascherare i mancati interventi di carattere politico, sociale, culturale. L’immagine culturale della Lombardia a guida leghista è solo quella di Milano antileghista. Dall’assessorato regionale non è arrivato un solo progetto di ampio respiro. E non va meglio in Veneto.

Difficile pensare che la concessione dell’autonomia possa trasformare la mancanza di progetti in una cascata di idee da realizzare. Perché a mancare non sono i soldi, bensì le idee e le persone. Ed il toto assessori per il Piemonte, qualora dovesse passare al centrodestra, è imbarazzante se non peggio.

Da giugno, però, non ci saranno più alibi e la mancanza di iniziative potrebbe persino rilanciare gente come Padoan o Gelmini.


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