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Augusta, in Sicilia, potrebbe diventare il principale porto del Mediterraneo, a patto di avere infrastrutture adeguate, a partire dal ponte sullo stretto.

Non solo una provocazione, quella lanciata da Armando Siri, sottosegretario alle Infrastrutture, nel corso del convegno Dialoghi Mediterranei organizzato al Senato dal think tank Il Nodo di Gordio e dal centro studi Vox Populi.

D’altronde non è stato l’unico ad insistere sulla necessità di investire sulle infrastrutture. Non solo quelle stradali, ferroviarie e portuali, ma anche sulle reti del gas, dell’energia in genere. Lo ha sottolineato Michelangelo Celozzi, di Ten, con una cartina delle reti energetiche in Italia: le stesse di quindici anni orsono. Eppure le reti non rappresentano solo un investimento economico, ma anche politico. E lo ha ricordato Ruggero Corrias, di SNAM, ripercorrendo gli accordi tra Paesi Arabi ed Israele per lo sfruttamento del gas individuato di fronte alla costa sud del Mediterraneo. Il Mare Nostrum, secondo il senatore Stefano Lucidi, deve tornare ad essere il centro di scambi culturali oltre che economici.

In realtà, ha però aggiunto Riccardo Migliori, presidente emerito del Parlamento dell’Osce, da troppi anni l’Italia ha abbandonato ogni strategia di ampio respiro nel Mediterraneo. Che, però, è tornato ad essere centrale poiché ha attirato l’interesse delle principali economie mondiali. Non solo la Cina, ma anche i Paesi arabi e l’Africa subsahariana. Perché il 58% del commercio mondiale ha origine o fine in Europa e la stragrande maggioranza dei traffici passa dal canale di Suez e, dunque, dal Mediterraneo.

La teoria è semplice, la pratica un po’ meno. Perché la politica italiana ha troppi protagonisti che prendono ordini da organizzazioni estere che lavorano contro gli interessi del nostro Paese, basta pensare a Fmi, Ocse, Commissione europea. Qualcuno non vuole dispiacere a Washington, altri hanno paura del confronto con Asia ed Africa. Il ponte sullo stretto non è sufficiente se poi non si utilizza la ferrovia ad alta velocità per trasportare le merci. I mercati internazionali sembrano sempre troppo lontani e misteriosi per la banda Boccia.

Non tutti, ovviamente. E al convegno romano sono arrivati industriali, ambasciatori di Paesi che non si affacciano sul Mediterraneo ma che sono interessati allo sviluppo delle coste che si affacciano su questo mare. E non solo le coste, perché la cultura mediterranea è la stessa che pervade il mondo occitano, compreso quello che vive sulle Alpi.


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