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Nursultan Nazarbayev si è dimesso dalla presidenza del Kazakistan. Notizia di poco peso per buona parte dei media italiani.

Eppure il Kazakistan è il nono Paese mondiale per estensione, dispone di enormi quantità di materie prime, a cominciare da gas e petrolio. Ma, soprattutto, ha un ruolo geopolitico strategico e fondamentale.

Nazarbayev è l’uomo che ha guidato il Paese dall’indipendenza dall’Unione sovietica sino ad ora. Rimanendo nell’orbita russa ma senza rinunciare agli sguardi all’Occidente e agli accordi con la Cina. Ha fatto anche da collegamento tra Mosca e Ankara, permettendo di superare un odio antico ed una rivalità mai sopita.

Difficile ipotizzare che si tratti solo di una manovra per andare ad elezioni presidenziali anticipate e ripresentarsi ancora una volta, sicuro della vittoria. Difficile perché le reazioni russe all’annuncio delle dimissioni, comunicate direttamente da Nazarbayev a Putin, sono improntate da evidenti preoccupazioni.

D’altronde è più di un mese che la situazione in Kazakistan è in rapido, e non brillante, movimento. Il Paese avrebbe dovuto utilizzare i profitti delle esportazioni di idrocarburi e delle altre materie prime per diversificare la propria industria e per far crescere un tessuto di piccole e medie imprese che avrebbero dovuto far crescere il tenore di vita generale. Più un modello industriale all’italiana che alla russa.

Non ha funzionato. La crescita è risultata nettamente inferiore alle aspettative, anche perché frenata da una corruzione endemica che già dilagava in epoca sovietica. Le Pmi non hanno creato ricchezza diffusa ed il malcontento è esploso, soprattutto nelle zone dove anche i servizi pubblici sono meno efficienti rispetto alle grandi città come Astana ed Alma Ata.

Così il presidente ha liquidato il governo – guidato da Bakytzhan Saghintaiev, l’uomo che era considerato il suo delfino – e ha scelto il nuovo esecutivo. Un’ipotesi è che Saghintaiev possa presentarsi alle presidenziali, ma averlo indicato come responsabile del fallimento della politica economica non è un grande biglietto da visita.

In realtà i giochi di potere non si fanno nelle urne. Già in passato, intorno a Nazarbayev, si erano scatenate lotte tra gruppi che aspiravano alla successione. Arresti, esilio, defenestrazioni varie, in un continuo tentativo di creare nuovi equilibri interni. Dunque se il clan del presidente resta sufficientemente saldo, può imporre un successore a prescindere da tutto. Però tra le ipotesi per le dimissioni non manca quella legata ad un aggravamento delle condizioni di salute. Ed un presidente malato attira tutti quelli che vogliono spartirsi le spoglie.

Senza dimenticare le ingerenze americane poiché gli Usa sperano di metter piede in Kazakistan per porre sotto scacco la Russia. E senza trascurare gli interessi di Pechino in relazione anche alla Via della Seta che transita proprio in Kazakistan.


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