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Gli italiani sono stufi del governo giallo verde.

Ipse dixit. Sentenza definitiva, quella di Tajani, proconsole del sultano di Arcore. Ma se Berlusconi basava i suoi proclami sui sondaggi che commissionava ai suoi fedelissimi, il povero numero 2 deve far finta di ignorare i dati che emergono dalle varie indagini tra gli elettori.

Certo, i sondaggi non sempre riflettono la realtà, ma quando tutti concordano nel riconoscere ai due partiti di governo un consenso complessivo superiore al 50%, forse qualcosa di vero c’è. E, soprattutto, forse è vero che gli altri partiti hanno disgustato a tal punto gli italiani da far accettare anche i continui errori dei gialloverdi.

L’ultima rilevazione della Swg indica che la Lega cresce ancora consolidando il ruolo di primo partito italiano mentre il Movimento 5 Stelle frena e viene superato da un Pd in rimonta dopo l’elezione di Zingaretti alla segreteria. Sostanzialmente irrilevanti gli spostamenti di consenso per le formazioni a sinistra del Pd ed anche per il movimento di Emma Bonino che, sulla base di questi sondaggi, sarebbe escluso dal Parlamento europeo.

Sul fronte opposto i proclami di Tajani paiono non funzionare. E non funzionano neppure gli strilli di Bernini o le patetiche interviste alle seconde e terze file di Forza Botulino. Tutti impegnati a spiegare cosa fare per salvare l’Italia, il mondo e la galassia, peccato che nessuno ci creda più. Così Forza Botulino vede calare i consensi e ne approfitta la Sorella della Garbatella in salsa fittiana. Grazie all’erosione continua di consensi provocata da Tajani, Brunetta e affini, i neoconservatori meloniani superano la fatidica soglia del 4% e guardano alle elezioni europee di maggio con maggior fiducia.

Naturalmente tutto può succedere in questi mesi. Con i media di servizio scatenati a raccontare di inesistenti spaccature nel governo, ingigantendo errori reali o inventandone di falsi. Così, dopo aver raccontato che i provvedimenti “bandiera” del governo partono prima del voto europeo per incamerare voti, ora gli stessi media assicurano che i cantieri dell’autostrada Asti-Cuneo, ferma da 7 anni (chi ha governato nel frattempo?), ripartiranno ad agosto perché è più comodo farlo dopo il voto. Non si sa perché, ma la raccontano così. E, per ulteriore polemica, i media si indignano pure perché i cantieri ripartiranno facendo risparmiare lo Stato a danno dei poveri concessionari. Mica come quando gli accordi li firmava Del Rio, con vantaggi per i concessionari ed i cantieri che rimanevano fermi. Ma questi particolari è meglio ignorarli.


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