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Tra una modifica e l’altra, il reddito di cittadinanza questa settimana dovrebbe compiere il passo decisivo.

Peccato che a mancare sarà la seconda gamba del provvedimento: una occupazione da offrire a chi si prenderà i soldi in cambio della disponibilità ad impegnarsi per poter entrare o rientrare nel mondo del lavoro.

Sotto questo aspetto le critiche delle opposizioni sono sacrosante. Il lavoro non si crea per decreto. Già, ma a leggere le statistiche sulla disoccupazione italiana, pare che il lavoro non si crei neppure con la semplice volontà, con l’impegno. Tutti i corsi di formazione servono prevalentemente per offrire una retribuzione ai formatori. E non bisogna neppure fidarsi delle dichiarazioni relative all’occupazione al termine di prestigiosi corsi universitari, in particolar modo se costosi. Percentuali che sfiorano il 100% di laureati che trovano un lavoro al termine del ciclo di studi. Peccato che si tratti, troppo spesso, di stages non retribuiti o pagati poco e male e con una durata limitata.

Chi deve creare il lavoro? In teoria quelle aziende che sono invece impegnate a ridurlo. Quelle aziende che non investono, che puntano sulla speculazione finanziaria invece che sull’innovazione.

Chi, dall’opposizione,protesta contro il reddito di cittadinanza perché non crea lavoro, quando governava è riuscito a far crescere la disoccupazione ed a far raddoppiare il numero dei poveri. Non esistono soluzioni politiche che possano sopperire alla cronica incapacità e voracità dei predatori. Quando le associazioni datoriali si lamentano perché il reddito di cittadinanza spinge gli italiani a rifiutare lavori sottopagati per 40 ore settimanali, dimostrano tutta la propria inconsistenza, la propria mancanza di prospettive. E sono gli stessi che non reinvestono in azienda gli utili degli anni precedenti.

Non è un caso che di fronte ai piagnistei dei predatori siano intervenuti, negli ultimi giorni, due manager di multinazionali che operano in Italia: la Pininfarina (ormai di proprietà indiana) e la Guala. In entrambi i casi i manager hanno invitato i propri colleghi ad essere ottimisti, a guardare al futuro, ad investire. Insomma a passare da predatori ad imprenditori.


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