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La Repubblica è in qualche modo responsabile

A volte sarebbe meglio dimenticare le immense tragedie piuttosto di ricordarle con parole tra l’omertoso ed il banale. Invece il presidente della Repubblica, Mattarella, ha scelto di offendere la memoria delle 2mila vittime del Vajont coinvolgendo tutti (la Repubblica) in un crimine che ha invece colpevoli ben precisi al di là delle sentenze di comodo.

Mattarella ha un’età che dovrebbe consentirgli di ricordare. E se non se lo ricorda può sempre rivedersi il meraviglioso spettacolo creato da Marco Paolini. Uno spettacolo duro ma che, senza promozione e collocato in seconda serata, fermò l’Italia davanti alla tv.

Il Vajont non è stato una fatalità, non è responsabilità del destino cinico e baro. Un disastro annunciato che ha come principale colpevole un partito politico, quello da cui proviene proprio Mattarella (pura coincidenza, ovviamente).

Del progetto della diga si era iniziato a parlare già in epoca fascista. Ma l’idea era di un invaso decisamente più piccolo. Poi il progetto è stato rilanciato da De Gasperi ed è diventato realtà successivamente, alzando di 20 metri la diga. Bisognava ben superare le opere del regime.

E pazienza se Tina Merlin scriveva articoli su articoli facendo notare i rischi.

E pazienza se tutti gli abitanti del territorio facevano presente che la montagna “si muoveva”, che il terreno non era idoneo. Cosa potevano mai sapere quattro montanari ignoranti? I pareri degli esperti al soldo dei costruttori erano rassicuranti, e gli esperti in Italia hanno sempre ragione. I tecnici dicono che la diga è sicura? E allora è sicura. Dicono che la montagna non frana? E allora non può franare.

Gli esperti, i tecnici, quelli che sanno perché hanno una laurea o anche solo un diploma. Mica come i valligiani ignoranti e nemici del progresso, timorosi di ogni novità e diffidenti nei confronti di chi arriva da fuori. E Merlin era del territorio, dunque inattendibile.

Poi la montagna si è mossa, ignorando il parere dei tecnici e degli esperti. Montagna ignorante. L’acqua ha sorvolato la diga ed ha distrutto paesi e duemila persone. La giustizia, come sempre, non ha fatto il suo corso. Nessuno ha pagato per questa strage. Perché i colpevoli erano troppo in alto per poter essere puniti. Perché le responsabilità erano anche politiche, di una maggioranza non della Repubblica.

Ovviamente le parole di Mattarella non stupiscono in un Paese in cui il sindaco di Roma accusa il Fascismo di aver piantato gli alberi che ora, dopo 70 anni di inesistente manutenzione democratica, crollano per il vento. Non è chiaro se sia un vergognoso attentato fascista arboreo o un altrettanto inaccettabile attentato fascista eolico. Ma la responsabilità delle amministrazioni del Dopoguerra è assolutamente da escludere.


Le opinioni dei lettori
  1. Fabrizio B.   On   14 Marzo 2019 at 10:16

    Una precisazione. La giornalista Tina Merlin scrisse del Vajont prima della tragedia. La confondete con la senatrice Lina Merlin, della legge omonima.

  2. Claudio Potenti   On   16 Marzo 2019 at 13:34

    Nel suo libro: ” Peut-on prévoir les catastrophes naturelles” del 1971, tradotto per Einaudi in “Le catastrofi naturali sono prevedibili” (senza punto interrogatico) nel 1973, Marcel Roubault direttore della Ecole Nationale Supèrieure de Gèologie Appliquèe, esamina, nel capitolo “La frana del Vajont” le cause della tragedia e, senza mezzi inizia l’esame con queste parole: ” Al Vajont, invece, si entrava pari pari in tutt’altro mondo, quello dei grandi interessi finanziari”

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