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Metti insieme Confindustria, Unioncamere, Intesa Sanpaolo ed Unicredit. Ti aspetti che da un simile consesso, anche se limitato all’area piemontese, possa nascere una iniziativa strategica in grado di risollevare l’intera nazione.

No? Troppo? L’intera macro regione del Nord? Il solo Piemonte? Neanche quello. Tutti insieme appassionatamente per analizzare il pessimo andamento dell’economia regionale del Piemonte che proprio loro avrebbero dovuto far crescere.

Invece no. L’ultimo trimestre del 2018 si è chiuso con un calo dello 0,4% della produzione industriale. Ovviamente la colpa è del governo giallo verde, del fisco, delle leggi, delle regole, della burocrazia.

Tutti elementi che non hanno impedito alla Lombardia, sempre nel quarto trimestre 2018, di crescere dell’1,9% mentre in Veneto la produzione industriale è cresciuta del 2,2%. Strano, perché leggi, fisco, regole e burocrazia nazionale valgono per Venezia e Milano come per Torino.

E va pure peggio se si passa dalla produzione all’export. Le esportazioni del Piemonte a guida Pd, e con associazioni imprenditoriali antigovernative, sono cresciute dello 0,4% nell’intero 2018. La media nazionale è del 3,1% e la Lombardia guidata dai barbari leghisti è cresciuta del 5,2%. Anche il Veneto, nonostante alcune difficoltà, ha visto le esportazioni crescere ad un ritmo sette volte superiore a quello piemontese.

Non è che, allora, a penalizzare l’economia piemontese sono gli imprenditori locali, i vertici delle associazioni di categoria, i rappresentanti delle banche? Insomma, tutti coloro che organizzano questi show per scaricare ad altri le proprie responsabilità?

Però il Piemonte che non investe, che paga poco i lavoratori, che sogna un ruolo da terzista perché ha la mentalità da subforniture – immancabilmente il pensiero dominante del presidente di Unioncamere è legato a Fca, come se il resto non esistesse – si eccita di fronte ad una manifestazione per il treno ad alta velocità che ovviamente non usa per spedire le merci a Milano o al Sud.

Tutti intorno al tavolo, i rappresentanti delle oligarchie locali, per raccontarsi quanto si è bravi. Ma sfortunati. Unioncamere Piemonte disponeva di uno degli uffici studi più utili ed efficienti, ma lo ha smantellato per accontentare il governo amico a guida Pd. Tanto per chiarire cosa intendano gli oligarchi per “investimenti”. Si tagliano gli studi perché non servono, la ricerca perché costa, gli stipendi perché gli schiavi non devono illudersi e devono stare al proprio posto.

E poi si può sempre approfittare del governo nemico per accusarlo di ogni nefandezza e nascondere gli errori locali. Peccato che mentre la produzione delle auto crolli (se n’erano accorti tutti, tranne i lacchè dell’ex Fiat), il settore agroalimentare cresca ancora. Perché gli industriali non sono tutti uguali, ci sono quelli che investono e crescono ed i predatori che tagliano e si lamentano.

E poi si mettono pure Fontana e Zaia a dimostrare che nelle Regioni governate bene l’economia può continuare a crescere.


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