fbpx


C’è un’immagine, apparsa nei giorni scorsi in alcuni tg, che illustra in modo perfetto la crisi del ceto medio italiano che è poi la crisi, non solo economica, dell’Italia intera.

Il servizio televisivo riguardava l’arresto di alcuni minorenni delinquenti che, a Milano, aggredivano in gruppo coetanei isolati. Si spiegava che i giovani erano italiani (ovvio, se no non sarebbero finiti in galera), figli di famiglie per bene della borghesia locale. E si mostravano le case in cui vivevano: orrendi casermoni di periferia.

Erano i palazzi che, in passato, avrebbero accolto per un periodo limitato gli immigrati in arrivo dal Sud ed alla ricerca di una prima sistemazione provvisoria in attesa di trovare un lavoro decente che permetttesse di trasferirsi in case più dignitose. Non è neppure il caso di evidenziare le enormi differenze tra le case popolari costruite tra le due guerre – con giardini condominiali, ampi spazi interni, un’architettura di qualità – e l’immondizia realizzata negli Anni 60 e 70, tra alveari con soffitti bassi e mancanza di servizi.

Bene, queste oscenità sono diventate le abitazioni del ceto medio espulso dai quartieri riservati agli oligarchi ed a chi ha avuto la fortuna di avere genitori previdenti che hanno acquistato, con sacrifici, appartamenti che oggi i figli non potrebbero più permettersi. Soprattutto a Milano, la città dove i prezzi delle case continuano ad aumentare, emarginando sempre più i ceti popolari ed anche la piccola e media borghesia.

Il ceto medio si proletarizza, perde la funzione di separazione tra ricchi e poveri, di mediazione appunto. E perde ogni valore che caratterizzava una borghesia sicuramente un po’ noiosa ma laboriosa, rispettosa delle istituzioni e che educava i figli allo stesso rispetto. Era la borghesia che andava a morire in guerra in nome della Patria, che nel profondo restava monarchica nonostante tutto, che era capace di commuoversi e trasmetteva alla prole i buoni sentimenti.

Quel ceto medio che sognava l’ascensore sociale perché, in passato, l’ascensore poteva anche salire, ed anche i proletari diventavano piccolo borghesi assumendone i comportamenti. Un ceto medio di professionisti preparati e coscienziosi, di funzionari onesti, di insegnanti che rappresentavano un modello positivo per gli allievi.

Poi tutto è stato distrutto, sacrificato in nome del libero mercato, in nome dei diritti civili, della libertà di fare ciò che si vuole come si vuole. Perché prepararsi se la meritocrazia è morta? Perché impegnarsi sul lavoro se le retribuzioni scendono e le carriere si fanno, come cantava Bertoli, “con prestazioni fuori orario”? Borghesi frustrati, privati dei valori, non avevano più nulla da trasmettere ai figli. Non erano più in grado di educarli, non avevano prospettive di miglioramento da offrire.

Hanno lasciato crescere le nuove generazioni barattando la pace domestica con i cedimenti su ogni fronte, incapaci di dire di no, incapaci di insegnare, di punire, di educare. Così capita di ritrovarsi in casa piccoli delinquenti che derubano i coetanei per comprarsi un giubbotto, un paio di scarpe, una dose di droga. O anche solo per noia o per sentirsi padroni di un territorio. Aggressioni vigliacche, di gruppo contro uno solo, perché sono figli vigliacchi di un ceto medio invigliacchito. Rinchiuso in periferia dopo aver sognato, e spesso assaporato, i quartieri più dignitosi. Un ceto medio rabbioso e frustrato, rancoroso ed ignorato da tutti. Irriso da quel padronato che ormai considera inutili i piccolo borghesi, irriso dal proletariato che considera il ceto medio come un popolo di servi degli oligarchi.

Senza più valori, senza più speranze.


Le opinioni dei lettori

Rispondi

La tua email non sarà pubblicata. * Campi obbligatori




ElecTO Radio

Current track
TITLE
ARTIST