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I sostenitori del politicamente corretto spiegano che è giusto che il vincitore del Festival di Sanremo venga deciso dalle giurie di esperti e non da quei buzzurri di italiani ignoranti che lo seguono in tv e che pagano per votare la canzone preferita. Già, giurie di esperti.

Peccato che a leggere i nomi dei sedicenti esperti qualche dubbio sorga sull’effettiva capacità. Se si aggiunge il palese conflitto di interessi di Baglioni e del suo manager i dubbi aumentano. A prescindere dalle origini o dal cognome del vincitore. I brani portati a Sanremo erano, nella grande maggioranza, semplicemente brutti. E già ci sarebbe da dire molto sulle qualità dei selezionatori prima ancora che dei selezionati.

La vera questione, però, è un’altra: i politicamente corretti non vogliono il voto popolare perché il popolo è ignorante. Non solo musicalmente ma anche, e soprattutto, politicamente. Ma le responsabilità di questa ignoranza, di chi sono? Chi ha favorito la fuga dalla lettura? Se poi i libri consigliati dall’oligarchia sono quelli di un plagiatore, forse fanno bene gli ignoranti a non leggere. O dovrebbero perdere tempo con i romanzetti di qualche buffone miracolato dai passaggi in tv?

Il popolo – affermano i chierici del potere radical chic – è in larga parte composto da analfabeti funzionali che leggono ma non capiscono. Non è che qualche responsabilità l’abbia la scuola voluta da questi finti intellettuali anti popolari prima ancora che anti populisti? Vietato esercitare la memoria, vietato studiare i classici, la geografia, la storia. Solo la narrazione politicamente corretta. E allora più che analfabeti funzionali si diventa deficienti tout court, a dar retta a questa gente. Tutti con la puzza sotto il naso, ora, ma come era illuminato e intelligente il popolo quando sceglieva il Pd del bugiardissimo.

In realtà gli oligarchi lo hanno sempre disprezzato. Non vogliono affidare le sorti del Paese al giudizio popolare ma non vogliono neppure che si esprima sulla musica. Deve pagare il canone Rai ma deve accettare tutto, così come deve pagare le tasse ma lasciandosi affamare dai predatori politicamente corretti.

Forse, però, il giochino non funziona più. Nei giorni scorsi persino un parroco della Val Maira, sulle Alpi, ha protestato contro questi tecnocrati ed oligarchi che impongono alle valli progetti assurdi e senza alcuna attinenza con i problemi e le necessità della popolazione. E si chiedeva, il parroco, se non fosse il caso di ascoltare i montanari prima di imporre qualsiasi cosa, purché costosa, solo in nome del business. La risposta della gauche caviar è semplice: No, il popolo non deve essere consultato perché se si comincia ad ascoltarlo poi si illude di poter decidere il proprio futuro. Per evitare illusioni, dunque, non può decidere neppure sulla musica.


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