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Altri due morti sul lavoro, ieri, nel Torinese. Ma la strage è continua in ogni angolo dell’Italia. Federico Fornaro, parlamentare di LeU, ricorda che lo scorso anno i morti per incidenti da lavoro sono stati 1.133, con un incremento del 10,1% rispetto al 2017.

E sono aumentate anche le denunce per infortuni, 641mila. A questi dati andrebbero aggiunti quelli relativi alle malattie mortali provocate dall’ambiente e dalle condizioni di lavoro, ma considerando le sentenze della magistratura italiana è meglio sorvolare.

Eppure, a fronte di questa strage, per il neo segretario della Cgil, Maurizio Landini, le priorità sono altre: tutelare i migranti clandestini e lottare contro il fantasma degli Achei, dei guelfi e dei ghibellini.

Non va meglio sul fronte della politica, con le opposizioni che gongolano stupidamente di fronte ai moniti di quella banda di sfruttatori che è il Fondo monetario internazionale. Quella banda che, con le proprie ricette economiche, ha portato i greci a morire di fame ed alla disperazione generale; che ha portato al di sotto della soglia di povertà più di metà della popolazione argentina prima dell’avvento di Nestor Kirchner e che la sta ricacciando in povertà grazie alla presidenza dell’obbediente Mauricio Macri.

Il Fmi non vuole il reddito di cittadinanza perché, per i grandi tecnici capeggiati da Lagarde, 500 euro di salario mensile sono più che sufficienti per gli italiani. Dunque non va bene regalarglieli con i sussidi perché se no non si entusiasmano quando vengono sfruttati. E la stessa cifra deve bastare anche ai pensionati che non devono andare a riposo con Quota 100, ma solo pochi mesi prima di crepare, in modo da alleggerire i conti dell’Inps.

Ma chi non ha nulla da dire contro gli inviti allo sfruttamento, ovviamente preferisce non intervenire neppure sulle stragi da lavoro. Ci si commuove solo per i morti in mare, chi crepa sotto una pressa o schiacciato dal trattore non merita una lacrima. E chi muore per malattia professionale crea solo imbarazzo nei difensori dei diritti degli azionisti e dei predatori.

D’altronde la sicurezza ha un costo. I predatori, nei convegni, si affrettano a definirla “un investimento fondamentale”, ma appena si chiude il microfono tornano a considerarla una inutile spesa da evitare ad ogni costo. E chi porta in Parlamento gli esponenti di questa categoria di predatori evita in ogni modo di affrontare l’argomento.

Troppo imbarazzante, troppo costoso. E se il Fmi ci ordina di ridurre le spese, si può cominciare proprio dalla sicurezza. Tanto non sono gli azionisti a rischiare la vita.


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