fbpx
Usarci


Je suis Gardin. No, non si può dire. Charlie va bene, ma la solidarietà nei confronti dei comici non è a senso unico. E quando, dalle colonne dell’Adige, il comico Lucio Gardin sfiora ridendo alcuni argomenti tabù, scoppia il finimondo.

Con il direttore che si scusa con i lettori e si pente di non aver censurato la rubrica di Gardin.

E con i difensori del politicamente corretto che si scatenano e invocano la cacciata del comico, accusato di aver scritto nefandezze che, invece, non ha scritto.

Reato di leso femminismo che, nella mente contorta della canea urlante, si trasforma in una apologia del femminicidio. Che, ovviamente, non c’è.

Ma a mandare in bestia i tutori del pensiero unico obbligatorio è l’ironia sullo stupro della lingua italiana a colpi di generala, presidenta, assessora, sindaca. A Gardin non piace, ma non è libero di scriverlo. Come non può scrivere che il numero di suicidi di padri separati e divorziati è di gran lunga superiore a quello delle donne uccise.

I dati scomodi non devono essere resi noti.

Ma gli interventi di protesta e di richiesta di censura chiariscono perfettamente il curioso concetto di libertà di satira per gli adoratori del pensiero unico obbligatorio. Si può scherzare su tutto, purché sia il tutto che piace a loro.

Quindi liberi di ironizzare su Cristo ed i cristiani, ma per scherzare sull’Islam bisogna essere in Francia.

Sulla terza religione monoteista è vietato ovunque. D’altronde per poter presentare il film Il mercante di Venezia è stato necessario premettere un attacco contro Shakespeare.

Vietato ironizzare sui difetti fisici o mentali delle persone. È già toccato a Grillo. Soffrono i malati ed i loro parenti.

Dunque censurare i De Rege anche nella versione con Walter Chiari e Carlo Campanini. Censurare le barzellette di Chiari e Gino Bramieri sui balbuzienti.

È permesso solo rappresentare Brunetta come un nano, ma è l’unica eccezione, chissà perché.

Vietato ironizzare su chi è brutto, soffrono i brutti ed i famigliari. Censurare Antoine e Gian Pieretti e le loro pietre che colpiscono i brutti. Vietato ironizzare sugli anziani, soffrono loro. Solo loro, perché i famigliari e Boeri soffrono nel vederli sopravvivere.

Quanto all’insofferenza delle femministe, non rappresenta certo una novità.

Negli anni “caldi” il cantante Drupi era stato sottoposto ad un processo televisivo per aver osato interpretare il brano “Sereno è” in cui lui, il maschio violento, resta ancora a letto mentre lei, la povera sottomessa, prepara il caffè.

E come se già non si fosse superato il limite, la donna sottomessa guida la moto e finisce in un fosso. Fulmini e saette contro il cantante della provincia pavese.

Le Erinni si erano scagliate anche contro Lucio Battisti per il brano Emozioni: “capire tu non puoi”… Già, lei, la povera sottomessa non può capire. Peccato che nella canzone non ci sia il minimo accenno al sesso dell’interlocutore che può essere maschio o femmina. Ma le femministe non se n’erano accorte.

Per lo meno Lella Costa era divertente quando ironizzava sui Pooh e su “Tanta voglia di lei”, con la tapina lasciata sola nel letto mentre lui, Il troglodita, torna a casa dalla moglie.

Gardin, dunque, non deve stupirsi. Né per gli attacchi né per l’atteggiamento del suo direttore. Questa è gente che fa ridere e che, di conseguenza, non sarà e non vuole ridere.

Secondo l’associazione europea di psichiatria sarebbero 17 milioni gli italiani con problemi mentali. E per l’Organizzazione mondiale della sanità l’85% degli italiani è stressato. Se provassero a ridere di se stessi invece di frignare, forse avrebbero meno problemi.


Le opinioni dei lettori

Rispondi

La tua email non sarà pubblicata. * Campi obbligatori



Peccati di gola

ElecTO Radio

Current track
TITLE
ARTIST