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Non credete alle frasi fatte, ripetute in loop dagli apologeti del banale, dei pacifondai con il chitarrino e delle maestrine dai gessetti colorati

non è vero che il terrorismo islamico che negli ultimi anni ha insanguinato l’Europa e l’Occidente “non ci ha fatto nulla”. Che “non cambierà il nostro stile di vita”.

L’ha cambiato eccome. L’ha cambiato e ci ha cambiati. Fuori, ma soprattutto dentro

Basta farsi un giro allo storico Carnevale di Nizza per rendersene conto sulla propria pelle. Già, proprio Nizza, la città in cui il 14 luglio di due anni fa un tunisino residente in Francia uccise 86 persone e ne ferì quasi 500, lanciandosi a razzo con un camion sulla Promenade des Anglais, la grande arteria che costeggia il mare, affollata di persone che avevano appena assistito ai fuochi d’artificio in occasione della festa nazionale francese.

La vita è andata avanti, certo, ma nulla è più come prima

Tutto il centro città è presidiato da camionette della Police Nationale cariche di agenti equipaggiati con tute militari, giubbotti di kevlar e armati con il potente fusil d’assaut de la manufacture d’armes de St-Etienne, altrimenti conosciuto come “Famas”, utilizzato dall’esercito francese. Già l’esercito. La presenza dei militari è più discreta di quella degli agenti in blu scuro, ma non manca di certo. I berretti rossi presidiano alcune delle zone più sensibili della città, come quella della Sinagoga o nei pressi dei grandi centri commerciali.

Il Carnevale è letteralmente blindato. Per entrare nell’area in cui si svolge la battaglia dei fiori e la grande sfilata dei carri allegorici occorre passare attraverso il metal detector, proprio come in aeroporto, svuotando tasche e borse. Alla polizia e all’esercito è stato affiancato il personale di una società privata di sicurezza in divisa nera. Saranno un centinaio, ad occhio e croce, e presidiano l’interno dell’area completamente blindata da pannelli anti sfondamento, anche essi neri come la pece. In tutte le strade di accesso all’area carnevalesca sono stati piazzati possenti blocchi di cemento armato per impedire l’accesso a qualsiasi veicolo.

Durante le sfilate, dai tetti, vedette e cecchini controllano la situazione.

Le regole sono ferree. I divieti di più

Sono state messe al bando anche le bombolette spray per bambini, quelle che sparano stelle filanti colorate. Anche per i costumi c’è un dress code politicamente corretto. Sono vietati tutti i vestiti, testualmente, “aventi un carattere politico , religioso, militare, ingiurioso o che – e questa è una chicca – si prestano a confusione”. Quindi niente suore sexy, abiti talari, vestiti da Sandokan (vuoi mai che lo scambino per un arabo…) o da emiro. Off limits anche i caschi delle moto, le lattine e le bottiglie delle bibite e le armi finte.

Verrebbe da chiedersi da cosa ci si può vestire, allora. Già perché vallo a spiegare ai profeti del “volemose bene” che anche un comunissimo e innocuo costume da Zorro, il più classico degli abiti da cowboy o da pellerossa sono portatori, sotto sotto, di messaggi politici. Anche il Carnevale stesso – uno dei pilastri della tradizione europea – ha da sempre avuto una funzione “politica” mettendo in scena, una volta l’anno, proprio la sovversione festosa dei ruoli e dei valori, dove anche il pezzente poteva diventare Re per un giorno, e viceversa. Ma tant’è. Nell’epoca del buonismo d’accatto elevato a sistema anche il buon senso va messo da parte, in nome di un’incomprensibile forma di rispetto verso l’”altro”. Chi sia questo “altro” non lo capiamo bene, ma pazienza.

La festa, però, è bella

L’organizzazione non ha lasciato nulla al caso. I carri, i fiori, gli acrobati, le luci, i colori sfiorano la perfezione. La città di Nizza e i nizzardi ce l’han messa tutta e si vede. Se ci si riesce a distrarre un attimo dal “contorno” il divertimento è garantito: c’è il grande Re dello Spazio, ci sono i carri allegorici che scherniscono – senza esagerare, of course – i potenti di turno: da Trump con Kim Jong – un a Putin che se la intende con Erdogan, da Macron a Theresa May, che cavalca un missile che la sparerà fuori dall’Europa. E poi belle ragazze che lanciano fiori al pubblico, saltimbanchi, ballerini acrobatici e sbandieratori Umbri. L’Italia è rappresentata anche da una delegazione del Carnevale di Viareggio.

E poi c’è tanta Nizza. O meglio, “Nissa

Il nazionalismo nizzardo è presente in ogni particolare. Il rosso e il nero campeggiano ovunque, così come la maestosa aquila, simbolo della città. C’è spazio anche per il calcio, con la massiccia distribuzione di bandierine dell’OGC Nice (dove attualmente milita con successo il nostro Mario Balotelli) e un carro animato da ragazzi con le magliette delle “Brigade Sud”, il più importante gruppo di tifo organizzato nizzardo.

Però poi lo sguardo non riesce a fare a meno di ritornare su quei muri neri, su quei blocchi di cemento, su quei cecchini sui tetti, su quella sicurezza che – volenti o nolenti – inquieta e un po’ – un po’ troppo – rovina la festa. Ogni rumore anomalo, ogni movimento che pare strano, inquieta. Ci si guarda intorno, si cerca di capire se è tutto a posto o se c’è qualcosa che non va. Quel senso di inquietudine che non è paura – quella no – c’è e negarlo sarebbe ipocrita. Una leggera tensione di fondo che ci fa riflettere, capire che – certamente – lo spettacolo è andato avanti e pure alla grande, ma non è più come prima. Qualcosa è cambiato. Anzi. Forse è cambiato proprio tutto.

Probabilmente è vero: “loro” non hanno vinto. Ma ci hanno cambiato tanto. Fuori, ma soprattutto dentro.


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