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Non siamo più agenti di commercio che vanno in giro a presentare i prodotti, a proporli, a raccogliere ordini. Ci hanno trasformato in una sorta di ispettori che, per conto dell’azienda, si limitano a presidiare il territorio.

Mario Grossi, milanese di 47 anni iscritto all’Enasarco dal ‘98 (ma ha iniziato a lavorare due anni prima) ed iscritto a Federagenti, è amareggiato per i cambiamenti che ha dovuto affrontare la professione dell’agente anche se non è per nulla penalizzato sotto l’aspetto economico.

Lo scorso anno – assicura – il mio fatturato è cresciuto e sta aumentando anche in questa prima parte del 2019”. Lui si occupa di equipaggiamento di tipo militare, di oggettistica, ma in passato anche di orologi.

E il cambiamento, ribadisce, è stato sostanziale nel corso degli ultimi anni. “Visitavo 10 negozi e portavo a casa 8 ordini. Oggi vado nei negozi, che sono più che dimezzati, e devo limitarmi solo agli aggiornamenti. Perché poi gli ordini li fanno su internet. Noi siamo diventati una specie di informatori del farmaco che illustrano solo le caratteristiche del nuovo prodotto e valutano le proposte della concorrenza”.

Tanto all’azienda interessano solo gli ordini e non importa nulla se arrivano sul web o portati dall’agente.

Un cambiamento che, sottolinea Grossi, si ripercuote anche sugli spostamenti. “I km percorsi si sono dimezzati. Perché le spese devo coprirle e si visita il negozio solo se esiste una prospettiva concreta di chiudere un ordine. Se no, per fare mera informazione, sono sufficienti poche visite nel corso dell’anno. Il contratto prevede visite periodiche, certo, ma in pratica non significa nulla. Due volte all’anno? Quattro?”.

Ma Grossi spiega che si è anche ribaltata la regola sul rapporto tra clienti e fatturato. “In passato si puntava sul 70% dei clienti che garantiva una base sicura di fatturato, almeno del 30%. Si incassava bene vendendo piccoli gadget in grande quantità. Ora il 90% del fatturato dipende da un numero estremamente ridotto di clienti. Per fortuna le aziende che rappresento hanno puntato sulla qualità e la qualità ha un costo più elevato, dunque con più margini per l’agente”.

D’altronde la riduzione dei negozi specializzati, in grado di lavorare bene, ha determinato un profondo cambiamento nel modo di lavorare non solo dell’agente ma anche delle aziende produttrici.


Le opinioni dei lettori
  1. Alessandro Muzi   On   1 Giugno 2019 at 20:13

    Si,concordo con il Collega e comunque era impensabile che il Nnostro “modus operandi” fosse rimasto quello di 20/25 anni fa e non “attaccato” dalle nuove tecnologie.
    Ad esempio ho iniziato a fare l’Agente nel 2000 ed in questi 19 anni ho visto una marea di aziende nascere,crescere e morire purtroppo e così il ns.Lavoro è ovviamente variato con la presenza sempre più massiccia di Internet e del Commercio Elettronico soprattutto in quei settori in cui non ci sono probabilmente specifiche tecniche legate al prodotto/servizio che si vende.Nei primi anni 2000 ad esempio c’era già Internet da un pezzo ma probabilmente non si usava come oggi in cui praticamente si trova tutto o quasi e si va alla ricerca di particolari con un click! Ma continuo a pensare che la ns.Categoria svolga comunque un servizio unico ed in un Paese di relazioni come l’Italia la figura dell’Agente non scomparirà ma deve aggiornarsi continuamente e soprattutto dare un servizio che va oltre il Catalogo/Listino che onestamente possono fare tutti.Lavorando in un settore tecnico industriale vedo che questo alla fine paga,spero che possa valere per tutti i miei colleghi nei rispettivi settori d’appartenza.Saluti e Buon Lavoro,Alessandrol

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