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Andrea Zalone non ha nulla a che fare con Checco Zalone. Anzi, uno è l’antitesi dell’altro.

Checco, notissimo attore comico, è l’emblema di chi se ne frega del politicamente corretto.

Andrea Zalone, spalla (ma anche autore) di Maurizio Crozza, è il fastidiosissimo paladino del pensiero unico obbligatorio che, di volta in volta, redarguisce i personaggi interpretati da Crozza: da quelli inventati, come il leone da tastiera, a quelli imitati a partire da Razzi per finire a Vittorio Feltri.

Le continue reprimende di Andrea Zalone, le sue indignazioni politicamente corrette, i suoi moniti ed i divieti non solo di espressione ma pure di pensiero, hanno la capacità di rendere simpatico qualsiasi interlocutore vessato e censurato da Zalone.

È vero che lo scopo dichiarato è quello di mettere alla berlina il personaggio impersonato da Crozza ma, in realtà, ogni volta ci si ritrova infastiditi dalle continue interruzioni del grillo parlante così politicamente corretto e si solidarizza con la vittima della satira.

Ovviamente Crozza, da persona intelligente qual è, conosce perfettamente il meccanismo e l’effetto che produce. Già Marco Fabio Quintiliano aveva dichiarato che era preferibile perdere un amico piuttosto di rinunciare ad una battuta.

Così Crozza, che politicamente non è certo schierato con Salvini, ha massacrato con la satira l’ormai dimenticato Ingroia e poi ha reso simpatico ma poco credibile anche Bersani. Mentre Renzi era solo poco credibile e pure antipatico. Ora è la volta di Salvini, Tria, Conte. Perché la satira deve essere contro il potere, qualunque esso sia.

Però, per tutti, esiste sempre la via di fuga rappresentata dagli interventi così noiosi di Zalone. Perché i politici possono essere cialtroni, bugiardi, ignoranti, disonesti ma restano pur sempre migliori dell’incalzante rappresentante della peggior Italia, del peggior servilismo nei confronti delle istituzioni, del potere reale, soprattutto se internazionale. Si sciorinano i più fastidiosi luoghi comuni, Zalone si genuflette a Bce, Fmi, euro cialtroni. E in questo modo riesce a far giganteggiare persino Razzi.

Meglio l’italiano sgangherato del politico abruzzese piuttosto del perbenismo becero delle domande di Zalone. Un capolavoro di Crozza. Detto senza ironia.


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