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Tra gli alberi, in un angolino della Lombardia – più precisamente a Cassano Magnago in provincia di Varese – nei giorni tra il 18 e il 22 luglio si è svolto il Woodoo Fest.

Per rendere l’idea di cosa sia questo evento bisogna iniziare col dire che si svolge in un piazzale sepolto nella natura, contornato da alberi che danno la sensazione di un’intimità che al giorno d’oggi si fatica a trovare. A causa della distanza siamo riusciti a presenziare solo a due giorni, il venerdì e il sabato.

Venerdì 20 sul Wood stage degli “esordienti” si sono esibiti 3 gruppi particolarmente bravi : MY GIRL IS RETRO, dellacasa maldive e LNDFK, i secondi ci hanno particolarmente colpito ma infondo il bello dei festival è anche l’opportunità di scoprire chi ancora non si conosce.

Alle 21 però inizia il vero spettacolo, si passa al Big Foot Stage, quello dei più “navigati”, si accendono le luci e Francesco De Leo attacca a suonare con la sua ormai tipica disinvoltura da grande star.

I pezzi sono quelli del suo disco “Malanoche“ con delle piccole eccezioni come la canzone Caracas uscita dopo l’album, e una versione di “un fiore per coltello” delle officine della camomilla (gruppo di cui De Leo era frontman) eseguita con i violini.

Dopo di lui salgono sul palco i Belize che, complice l’essere varesotti, dimostrano di avere un seguito particolarmente esaltato ai concerti, non potevano mancare le canzoni “Pianosequenza” e “Bovisa a mano armata” che ormai sono veri e propri pezzi cult del gruppo.

Alle 23:40 si pretesta l’headliner della serata, Frah Quintale, ovviamente accompagnato dal suo collega e amico Ceri. Della loro esibizione sarebbe bello parlare per ore, sono talmente bravi ed entusiasti di quello che fanno che quel palco se lo mangiano ogni volta con i loro pezzi forti (in realtà praticamente tutti) tratti dall’album Regardez Moi. Ormai canzoni come “Si, ah” e “8 miliardi di persone” sono dei veri e propri inni del panorama indie italiano che ormai è in continua evoluzione.

Il sabato purtroppo, per ragioni di traffico, arriviamo appena in tempo per sentire YOMBE nel Wood Stage, per fortuna, perché altrimenti ci saremmo persi qualcosa, è brava e sa scaldare gli animi.

Si abbandonano le note indie e alle 20.45 inizia sul Big Foot Stage Populous, un dj che si diverte facendo il suo genere di musica, e lo fa molto bene visto che pur essendo il primo, richiama un gran numero di persone che iniziano a ballare, come d’altronde in un dj set deve essere.

A lui segue MYSS KETA, una giovane donna che non usa mezzi termini per parlare di droga e rapporti interpersonali su basi molto spinte e apprezzate dal pubblico che canta ogni canzone come se fosse ad un concerto di Calcutta.

Alle 23.15 sale sul palco colui che tutti in realtà aspettavano, COSMO. La prima traccia è una vera e propria esplosione di energia che fa subito capire chi detterà il ritmo della serata, a cui segue una versione de “Le voci” inframezzata da un dj set che la rende un po’ più lunga e molto più piacevole.

Dopo due sole canzoni il pubblico sembra già entrato in un’altra dimensione e sotto il tendone si crea un clima di euforia che non lascerebbe indifferente nessuno, ma Cosmo non è solo musica, è giochi di luce a dir poco spettacolari e ghiaccio secco, è un “presobenismo” totale che non lascia scampo.

Dopo poco più di un’ora e mezza inizia la trama del saluto “l’ultima festa”, che chiude nel modo più coerente facendo letteralmente tremare il piazzale.

Così si è concluso il nostro magico Woodoo Fest, un festival a misura d’uomo, intimo e perfetto in un’oasi di musica che permette a chiunque di prendersi almeno un paio d’ore per staccare in tutti i sensi.

Se questa fosse una recensione su Tripadvisor, il nostro titolo sarebbe “da tornarci e ritornarci“.


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