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Lo sguardo ha una sua magia. Un potere di fascinazione tutto particolare. È il potere che viene dagli occhi. Che un detto popolare definisce specchio dell’anima.

E, come sempre, dietro alla cosiddetta saggezza popolare si celano frammenti di una sapienza antica. La coscienza che dagli occhi emana una forza. E che questa forza può essere addirittura devastante.

Si narra che Alessandro Magno avesse un occhio azzurro e l’altro nero. I due aspetti della sua natura, la magnanimità e la furia demoniaca . Perché dagli occhi viene una luce, ma questa può creare come uccidere. I supereroi dei fumetti, da Superman al Cyclope degli X Men di Stan Lee, ne serbano ancora una vaga memoria.

Voi che per gli occhi mi passaste il core“, così Guido Cavalcanti. Il più intenso ed arduo lirico della tradizione italiana. Il primo degli amici di Dante, descrive l’innamoramento come una freccia che parte dagli occhi della Donna e penetra in quelli dell’amante. In profondità. Sino a colpirlo nella parte sinistra del cuore, dove riposa il senso di sé, uccidendolo. Al punto che ” i deboletti spiriti”, gli Spiriti Vitali, volano via. Svaniscono. È la morte d’amore, tema centrale in Cavalcanti dal quale si diparte una lunga tradizione, che giunge sino al “Mourir d’Amour” cantata da Aznavour.

Gli occhi, lo sguardo sono elemento fondamentale della bellezza e del fascino di una donna.

Certo, spesso, noi uomini guardiamo altro, le gambe, il seno. Il lato B. Tutti elementi dell’attrazione. Tuttavia ci si può eccitare davanti a dei bei glutei. Si può provare un desiderio forte ma momentaneo. Lo sguardo invece ti colpisce a fondo. Ti ferisce. Ti incatena.

Un momento fugace. Per le vie della città; nella navata di una chiesa antica. In una notte di luna. L’atmosfera è diversa. Guardi qualcosa che va al di là della prima impressione. Al di là della mera sensazione fisiologica. Due occhi luminosi, uno sguardo che ti entra dentro. È la magia di un attimo. Qualcosa di intangibile eppure di indescrivibile forza. Esperienza rara. Forse. Ma che ti può sconvolgere e costringere ad un’autentica metamorfosi interiore. Come nella lirica di Cavalcanti.


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