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Ottobre è il mese in cui il vino fermenta nei tini. E quando si avvicinano le Feste dei Morti si comincia già a pregustare il Vino Nuovo. Perché, come recita un proverbio popolare, “a San Martino ogni mosto diventa vino“.

Ed è vino fresco, rigorosamente rosso, schiumante e leggermente, naturalmente frizzante. Quando ero ragazzo, nel Veneto, era uso berlo in tazze di coccio, accompagnando castagne, patate americane, zucca. E per gli stomaci più robusti aringhe affumicate. Il vino nuovo – che non è il Novello imitato dai francesi – aveva molto a che spartire con i dodici giorni, o meglio le dodici notti tra Ognissanti e San Martino. Che sono, poi, feste legate ai morti e all’oltretomba. Quella che i Celti chiamavano Samhain, sorta di Capodanno.

Momenti di passaggio e, quindi, di morte e rigenerazione. E il vino, appunto, aveva a che fare proprio con questo: la rinascita. Nell’ultima Cena dei Vangeli, ne troviamo ancora una forte traccia, per quanto ormai per lo più riletta in chiave astrattamente simbolica.

Perché il vino rappresenta il sangue, vivo e ribollente. E quindi la Vita.
Dyoniso, Zagreo, Bacco per i latini, era il rinato. Il nato due volte, addirittura tre secondo alcuni miti. Ed era il Dio del vino. O meglio il Dio che si manifestava attraverso il vino. Le Menadi, le Baccanti, bevevano vino prima di iniziare la, sfrenata, danza sacra. Che era una forma di comunione col Dio. O di amplesso. Che è poi la stessa cosa. Nella danza delle streghe intorno al Baffometto, il Grande Capro, vi era ancora un’eco degli antichi riti dionisiaci.

Il corpo delle Menadi, con i capelli sciolti sul collo, si fletteva in una danza al ritmo sempre più ossessivo e ritmato di cembali. E Dyoniso penetrava in loro, sotto forma di vino inebriante. Conducendole in una condizione estatica. Il mito si incarnava. Le storie, tramandate da epoche remote, si facevano ritmo del respiro e movimento. La mente si librava in una dimensione superiore. La baccante diveniva Arianna, la sposa del Dio. La sua Forza.

Nonno di Panopoli ci ha tramandato questi misteri – da cui nacque la tragedia e quindi il pensiero greco – nelle sue Dionisiache, ultimo bagliore della poesia ellenica. Un capolavoro barocco nella sua complessità. Tanto che il Marino lo prese a modello per il suo Adone. Altro poema che narra miti e misteri connessi , in profondità, con l’eros e la rigenerazione.

Anche nel mondo delle fiabe compaiono esseri magici che sono collegati con il vino. E con l’autunno.
Il Clurichaun irlandese. Appartiene al Piccolo Popolo. Quello delle Fate e dei folletti. Ma è creatura strana. Un cugino del Leprechaun, il folletto ciabattino cui si attribuiscono scherzi e beffe. Il Clurichaun ne è la versione maligna. E ubriaca. Creatura autunnale, per altro. Come mille altre, in altre tradizioni. E non conta che in Irlanda oggi si beva birra. In antico, presso i Babilonesi, il vino era detto “birra della montagna”, perché la vite cresceva sulle pendici del Caucaso. E nel Nord Europa c’è la tradizione della Birra di Natale, distillata in Novembre. Legata al periodo dei Morti. Al Samhain. Che anche nella dozzinale carnevalata dell’ odierno Halloween, è una festa ebbra. Dove si beve, forse per fugare la paura incarnata dalle maschere orrorifiche che impazzano per le vie.

D’altro canto, un tempo, dopo i funerali, si usava bere. E bere forte.
Non solo per stordirsi. Era una forma di omaggio al morto. Di offerta. Di sacrificio. Il vino sostituiva il sangue di riti ben più oscuri ed arcaici.

Il vino nuovo rappresenta il rinnovarsi della vita. È leggero, fresco. Dolce, quasi. E accompagna cibi zuccherini. Le fave dei morti, di pasta di mandorle, nel mio Veneto ed anche in altre regioni. Perché le fave erano antica offerta per i defunti. Gli ossi dei morti in Sicilia…
Ed ha a che fare con l’eros. La potenza generatrice.

Così, se vi capiterà di bere vino nuovo la sera di Ognissanti, o in uno di quei giorni, ricordatevi di versarne una goccia sulla terra. È l’offerta d’uso per gli dei antichi. E per ingraziarsi i dispettosi folletti. Affinché non vengano a disturbare i vostri sogni.


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