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Anche in questo periodo è possibile imbattersi in qualche buon libro sfornato di recente prima che l’emergenza costringesse le librerie e le case editrici ad affrontare una speriamo non troppo lunga quarantena.

Si tratta di “Nella Pietra e nel Sangue” di Gabriele Dadati (Baldini+Castoldi, 2020, 19€).

Dario Arata è un giovane studioso di Dante che deve preparare una relazione da presentare alla Scuola Normale di Pisa. Dal suo intervento dipenderà il suo futuro di accademico. L’argomento è intrigante e allo stesso tempo scivoloso: perché Pietro della Vigna, il Pier delle Vigne che incontriamo nel XIII canto dell’Inferno nella selva dei violenti contro se stessi, si è suicidato? Dante lo assolve dall’accusa di tradimento con la famosa terzina “L’animo mio, per disdegnoso gusto / credendo col morir fuggir disdegno / ingiusto fece me contra me giusto”.

Ma le cose sono proprio andate così? È proprio vero che “colui che tenn(e) ambo le chiavi / del cor di Federigo”, cioè il giurista e fine poeta che fu il braccio destro (e qualcuno dice “anche il sinistro”) dell’Imperatore Federico II di Svevia, era incolpevole del tradimento nei confronti del suo signore? E se tradimento ci fu, in che cosa consisteva? Domande alle quali non è facile dare una risposta avvalendosi soltanto dei cronachisti dell’epoca, dal Villani allo stesso Boccaccio.
Non sembri una questione di lana caprina che può interessare soltanto i dantisti. Dadati, infatti, sviluppa la vicenda del suo protagonista con l’abilità di un esperto giallista, con sospensioni e colpi di scena degni dei migliori thriller.

Ma non basta: a capitoli alternati l’autore ci fa tornare indietro di quasi ottocento anni, e ci presenta un Pietro della Vigna – ci verrebbe da dire in carne e ossa – alle prese con i tormenti della politica imperiale della prima metà del Duecento. Anche lo stile muta radicalmente: il giallo moderno si mescola con il romanzo storico, e l’autore si permette il lusso di usare qua e là toni aulici di stampo ottocentesco.

Dadati riesce a mantenere un equilibrio perfetto tra le due vicende, dimostrandosi un abile narratore destinato a farsi strada tra le banalità che troppo spesso ingombrano gli scaffali delle librerie. Dalla sua ha la padronanza stilistica e la giovane età (è nato nel 1982), malgrado “Nella Pietra e nel Sangue” non sia il suo primo lavoro. Il suo esordio avvenne nel 2006, a soli ventiquattro anni, con “Sorvegliato dai Fantasmi” che fu finalista come Libro dell’anno per la trasmissione Fahrenheit di Rai Radio3.

E se le librerie son chiuse ricordate che i libri si possono anche acquistare on line.


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