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La cultura è un insieme di retaggi, tradizioni, regole comportamentali, scale di valori, essa è l’elemento qualificante e discriminante per una civiltà, è la sua componente fondante.

All’affermazione di una cultura consegue la presenza di una civiltà, la precede e la accompagna nel suo ciclo di vita durante il quale subisce un costante processo di “contaminazione” esterna.

Su questo tema la mole di pensieri, di lavori, è immensa, qui col termine “civiltà” mi riferisco ad un particolare modo di porsi nei confronti della vita, con tutto quanto ciò significa.

Detto questo, tornando nel piccolo, nella dimensione del problema per come lo si vede guardandosi attorno quassù sulle Alte Terre, mi ritrovo nella classificazione, tra le molte, che colloca la cultura su due piani tra loro complementari, uno elitario e l’altro popolare, la presenza di una “cultura popolare” presuppone ovviamente l’esistenza di una “cultura elitaria” e viceversa.

Se ne diamo una lettura politica, la “cultura elitaria” si colloca su un piano funzionale, strumentale e organico alla struttura di potere, mentre la “cultura popolare” non si interfaccia col potere, non lo mette in discussione, si occupa di questioni legate alla tradizione, è folclore e poco più.

La “cultura elitaria” non è mai neutra rispetto a una collocazione di parte, invece la “cultura popolare” può essere più facilmente collocata in modo neutro.

La cultura popolare è insieme di simboli, comportamenti, azioni che provengono da passati anche remoti che si vogliono testimoniare, allo scritto essa preferisce la musica, prima ancora che di parole a volte si compone di espressioni, atteggiamenti e ritualità.

Il potere però ha bisogno di collegamenti organici con gli intellettuali, con la cultura elitaria, li cerca costantemente, li coopta e quando non ci sono li crea.

La cultura popolare invece il potere può strumentalizzarla, questo sì, ma mai la rende organica ai propri interessi, se non nelle piccole dimensioni del locale.

Dalla cultura la struttura di potere si aspetta il sostegno e l’avallo alle scelte di governo, la cultura popolare invece è testimonianza del passato e rimane su piani folcloristici.
Un progetto di sviluppo per un territorio non può esimersi dall’affrontare la questione anche sul piano culturale.

Per quanto riguarda le Alte Terre da tempo affermo che, specialmente in Piemonte, è evidente una politica dai chiari connotati coloniali, solo così mi spiego l’assoluta disattenzione alla cultura come leva indispensabile per vivere le Alte Terre e al suo utilizzo per scopi marcatamente di parte.


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