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La costellazione che domina il cielo in queste notti è Orione, il Cacciatore. E le stelle cadenti che si possono intravedere, in caso di sereno, sono le Orionidi. Che gli astronomi dicono essere frammenti di ghiaccio lasciati indietro dalla Cometa di Halley nei suoi ultimi passaggi.

Che avvengono, con ciclo sempre uguale, ogni settantacinque anni. Il prossimo transito è previsto nel 2065. Un po’ lontanuccio… Ma non mettiamo limite alla Divina Provvidenza… Ernst Junger la vide due volte. E ne trasse un breve libro di grande suggestione.

Comunque la scienza spiega molte cose; ma il mito va oltre. Ci permette di cogliere, nell’universo che ci avvolge, sensi e significati ben più profondi. Perché il cielo stellato sopra di noi, per dirla con Kant, è una sorta di mappa per orientarsi nel viaggio dell’anima.

Orione è il Grande Cacciatore. Feroce e sensuale. Odisseo ne incontra l’ombra negli Inferi. E lo vede felice, perché lì può continuare a cacciare in eterno ombre di uccelli.

Amò, secondo i greci, l’Aurora, e per lei respinse le offerte di Artemide, pronta a rinunciare alla sua, eterna, castità. Poi, però, si invaghì delle Pleiadi. E da allora le insegue, vanamente, nel cielo.

Mito astrale per eccellenza, evoca elementi ancestrali. Che riposano sopiti nel subconscio di noi moderni.

La Caccia. Il cielo diurno e notturno, la Donna e l’eros.
Ci riportano a ciò che precedette la Storia. La più gran parte, in realtà, della lunga vicenda del genere umano. Perché quella che noi chiamiamo, pomposamente, Storia, altro non è che l’ultimo, breve, tratto di un lunghissimo sentiero. Un tratto che inizia con la scrittura e, in buona sostanza, con i primi logografi, Ecateo di Mileto. Che cominciarono a cercare di porre ordine nel labirinto dei miti. L’enorme messe di racconti, ormai in gran parte perduti, che giungevano dall’immenso abisso che siamo usi chiamare, con sufficienza, preistoria. E che invece è dove riposa il segreto dell’uomo. Ed il suo mistero.

Il Cacciatore appartiene al mito. All’età del mito. Insegue con la stessa ossessione la preda animale e la Donna. Che poi, a ben vedere , sono la stessa cosa. Entrambe bellissime, essenziali per la vita. Pericolose. Di qui la metafora della Tigre Reale di Verga. Di qui il finale assurdo e inquietante del Serafino Gubbio, con la tigre animale che irrompe, eccitata dal sangue della Donna/tigre. E la vendica. Verga conosceva bene i miti ancestrali. E l’opera di Pirandello ne è intrisa sino al midollo.

Ovidio, che di Orione narra un complesso, e inquietante, intreccio di storie, definisce l’amore per la donna come una battuta di caccia. Prima di lui i greci, che ne sono la fonte. Ma il tema è quasi universale. Lo ritroviamo in culture fra loro remote. Un archetipo. Poliziano lo rivisita all’inizio delle sue Stanze. L’inseguimento della bianca cerva che poi è la bellissima ninfa Simonetta.

Tema presente anche nei miti gallesi del Mabinogion. E facendo un balzo, in quelli africani, raccolti da Frobenius.

Solo alcuni esempi. Il cacciatore è una figura che riposa nel profondo dell’anima di tutte le culture. Forse un retaggio di quello che chiamiamo Paleolitico. Un’eco di comuni avi remoti. Eco che risuona nelle fiabe. In particolare in quelle raccolte dai Grimm vagando per le campagne di una Germania ancora arcaica. Il Cacciatore che squarcia il ventre del Grande Lupo, un lupo dai forti connotati antropomorfi. E ne trae, intatte, Cappuccetto Rosso e la Nonna. Una storia nella quale si colgono ancora sfumature del mito della Caccia Selvaggia. Di Tyr, oscuro dio della guerra e dei patti, che pone la sua destra tra le fauci del Lupo. Di Fenrir, che un giorno sbranerà il Sole. Che nella mitologia norrena è femminile.

La caccia ha qualcosa in sé di magico. Di una ritualità sciamanica. L’uso sulle nostre montagne di bere il sangue della preda ancora caldo, ci riporta ad ere remote. E ci fa viaggiare con la fantasia. Perché, certo, la scienza archeologica ci parla di caverne, di uomini primitivi e di una vita grama di caccia e raccolta. Ma sono ipotesi, per quanto suffragate da reperti. E la nostra immaginazione non riesce a non lasciarsi trasportare, talvolta, nelle terre dimenticate – o illusorie – dell’Era Hyboriana generata dalle visioni allucinate di Howard. Inseguendo Conan guerriero e cacciatore, nelle lande gelide della Cimmeria, dietro a tigri dai denti a sciabola , e a splendide amazzoni barbariche dagli occhi fiammeggianti e feroci.

Che è poi nient’altro che contemplare il cielo in una di queste notti, serene e ormai fredde, da un altipiano fra i monti. E cogliere l’ebbra gioia di Orione che fronteggia il Toro. E che bracca le Pleiadi lucenti,sino a che la loro luce non svanisce di fronte a quella dell’Aurora. Mentre Artemide, la Luna, impallidisce e tramonta.


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