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Pronti, partenza, via.
Inizia la settimana dell’arte torinese e con le benedizioni del direttore e della redazione mi tuffo in stile Tania Cagnotto tra le manifestazioni legate all’arte che ormai da anni impreziosiscono l’autunno sabaudo.

Si inizia con le fiere principali: Paratissima mercoledì 31 ottobre e Artissima il giorno seguente, le due fiere non presentano enormi differenze rispetto all’edizione 2017, le sedi rimangono le stesse: Caserma La Marmora per la prima, Oval per la seconda, e anche nella sostanza si conformano ai propri standard.

Porta bene i suoi 25 anni, Artissima, e raccogliendo gallerie da tutto il mondo, attira esperti del settore e avventori con elevate possibilità economiche, si attesta a salotto bene.

La qualità artistica delle opere è, in generale abbastanza alta, naturalmente in questo momento storico definire i caratteri del “contemporaneo” è impresa titanica: chi propone rivisitazioni di pop-art, chi di minimal, chi un copriwater appeso alla parete di duchampiana memoria, chi torna al figurativo: il mercato sembra seguire le orme di una televisione on demand: l’obiettivo sembra essere quello di soddisfare il cliente in base ai gusti di quest’ultimo, a meno che non sia a caccia di investimenti e debba quindi acquistare in base alle quotazioni di mercato.

Se non si notano opere in grado di creare un “caso artistico”, sfido chiunque a non trovare, in tutta la pluralità esposta, almeno un’opera che lo interessi.

Quelle che hanno colpito il sottoscritto, nella loro dubbia di modernità ma finitezza di ricerca artistica sono degli artisti Tony Cragg, Mirco Marchelli, Tamas Kaszas, e soprattutto Ciprian Muresan, Fabrizio Prevedello, Marco de Sanctis e Alexander Brodsky.

Da buon adolescente, la quattordicenne Paratissima, mantiene una sua dimensione più popolare, la caserma rende più dispersivo il percorso ma gli regala un certo fascino retrò, la quantità di attività (un’intera area dedicata ad attività laboratoriali per l’infanzia, mentre ad Artissima ci si ferma a uno spazio più ristetto) e espositori di vario genere (crafters and Makers, design, accessori, vestiti, ecc.) rendono gli scambi più immediati e l’atmosfera più rilassata.

La qualità è più trasversale, coesistono lavori di artisti affermati con opere di studenti o giovani diplomati di accademie d’arte ancora un po’ acerbi ma i prezzi, in generale, sono decisamente più abbordabili rispetto ad Artissima.

La tendenza all’aspetto “commerciale”, inteso come pop e non come finanziario, viene palesato in conferenza stampa quando si annuncia la presenza dell’opera “Habemus Hominem” di Jago.

La virtuosistica statua rappresentante Benedetto XVI, spogliato dell’abito talare, è un fenomeno social e infatti è presente nell’abito di una start-up che vuole vendere quote di opere d’arte molto costose, con la finalità, diciamo in modo semplicistico, di restituire al pubblico la proprietà delle stesse.

Tra i molti autori esposti: Cristian Negro, Attilio Lauricella, Lorella Massarotto, Alberto Rava, Caterina Tosoni e Claudio Cionini.

Entrambe le fiere, capaci, ognuna a modo proprio, di soddisfare un ampio pubblico, hanno inoltre il merito di collaborare con enti e territorio, come testimoniano i molti e diversificati premi per gli artisti emergenti e le moltissime attività parallele e ricreative dislocate sul tessuto urbano per la gioia di cittadini e turisti fino a domenica 4.

Dal vostro inviato nelle profondità degli abissi artistici per il momento è tutto, rimangono ancora molti eventi da esplorare prima che la settimana dell’arte sia finita e se volete saperne di più, come si suol dire, non cambiate canale.


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