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Settimana dell’arte. Capitolo II

Il vostro inviato non troppo speciale è ancora vivo è lotta insieme a voi, o meglio, scrive per voi.

Prosegue la settimana dell’arte torinese sotto la pioggia battente e dunque proseguono le mie peregrinazioni e recensioni.

Dopo Artissima e Paratissima è tempo di dedicarsi a manifestazioni di nascita più recenti, e quindi metto la barra in direzione The Others Fair, nell’ex ospedale Maria Adelaide.

La location è, come sempre per questa fiera, intrigante e un po’ da brividi (se non siete fan di Grey’s Anatomy), ma un po’ a rischio boomerang, dato che le camere per la degenza sono strettine e quando il pubblico si accalca, la fruizione delle opere diventa un po’ difficile: ci vuole pazienza ma sarà ben ripagata.

In generale c’è qualità: è qualità giovane, anche non affermata; parlando con una curatrice berlinese scopro che l’artista che presenta la sua galleria sta ancora finendo gli studi, ma si sente una grande voglia di sperimentare.

Certo ci sono anche gallerie che corrono troppi rischi presentando lavori un po’ troppo abbozzati, ma c’è ricerca in tutti i campi e l’impressione, rispetto ad Artissima, è che ci si muova in una fiera dedicata a curatori e acquirenti per musei, ci sono infatti moltissime installazioni e grande risalto a sperimentazioni video, audio e foto. Il pubblico ne approfitta e sembra soddisfatto.

Artisti che saltano all’occhio: Julie Béna, Giacomo Vanetti, Allervor Weischbillig, Daniele Bacci e Valeria Vaccaro, Gagliadi e Domke, Hannah Sophie Dunkelberg, lo spazio della Molin Corvo Gallery e per gli amanti del fumetto, anche alcune tavole del sempre grande Pazienza che fanno da stress test ai quadri di Crenaschi, esposti accanto.

Proseguendo il mio viaggio mi reco al FLAT, presso la Nuvola Lavazza, mi rincuora vedere pubblico considerando che la fiera è di nicchia: espongono librerie ed editori artistici, libri d’arte che sono vere e proprie opere in sé, libri che trattano di arte, cataloghi, edizioni rare, ecc.

Si tratta di una fiera abbastanza ridotta, ma i prodotti sono molto curati (per un feticista del libro come il sottoscritto, resistere alla tentazione di spendere troppo è l’esercizio zen supremo) e lo spazio all’interno della Nuvola è di sicuro impatto. Più o meno tutti gli espositori meritano una sosta, e magari qualche chiacchera per capire meglio la genesi dei volumi.

Dulcis in fundo, al secondo piano si può anche ammirare la mostra di Dieter Roth che sta alla sperimentazione sui libri d’arte come Keith Richards sta alla sperimentazione di stupefacenti.

Ci tengo a specificare che, a lato di queste fiere o in seno ad esse, ci sono decine di eventi: talk, seminari, discussioni, e servirebbe il dono dell’ubiquità per seguirli tutti; è la forza e il limite della settimana dell’arte. Concentrando tutto in pochi giorni si è portati a vedere il più possibile, e se siete in città solo per pochi giorni è l’ideale, ma si perdono anche molte operazioni interessanti.

Per concludere il mio viaggio personale opto per le OGR, mi sembra filologicamente corretto, dopo la Nuvola, proseguire per edifici industriali rivitalizzati.

Qui ha sede Artissima Sound, una costola della fiera principale dedicata a opere legate al suono. Si tratta di opere ad alto tasso immersivo, il pubblico si diverte (e in più è gratuito, volete mettere?) e si creano piccole file per sperimentare le opere di Mario Zorio o di Christina Kubisch. Io mi soffermo anche sulle opere di Void, Ugo la Pietra e Spanghero.

Ecco che Artissima rivela il lato dedicato specificatamente a realtà museali, e lo fa in grande, perchè accanto a Sound un intero spazio è dedicato a L’atteso di Mike Nelson, opera che ricrea un luogo abitato da veicoli abbandonati dai quali emergono suoni che sembrano echi di vite passate (ma Mike Nelson conosce davvero le canzoni di Celentano?), sembra di essere sul set di un film in cui gli alieni hanno rapito l’intera razza umana e noi fruitori siamo lì, a spiare dal finestrino di un’auto piccoli oggetti che lasciano alla fantasia personale il compito di ricreare vite e avventure passate per quei mezzi.

La scelta delle OGR per concludere questa maratona artistica non è casuale, è un bellissimo posto dove fare aperitivo, visto che oltre allo spirito anche il corpo necessita nutrimento; e sperando di spingervi in giro per Torino l’ultimo giorno delle fiere, oggi domenica 4, o di avervele almeno fatte respirare, se non avete potuto viverle, vi saluto calorosamente e vi invito a brindare insieme a me a cento di queste settimane dell’arte contemporanea.


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